mercoledì 19 gennaio 2011

la guerra quotidiana di chi lavora con la gggente

Accade ogni santo giorno, continuamente e pervicacemente: c'è una sorta di guerra non guerreggiata contro chi lavora in Rai, e più che portare all'esasperazione, fa purtroppo capire quanto lavoro ci sia da fare in Italia, sia a livello culturale che a livello sociale.
Non entro nel merito di quanto riporterò: più che altro vorrei farvi notare tutti i meccanismi mentali e culturali usati inconsapevolmente (?) dal tipo di cui riporto i commenti, che in privato mi definirà "pazzo", confortato da un amico che mi definirà "idiota raccomandato" (aggiungendo, con chissà quali prove e competenza, che alla BBC una reazione come la mia non sarebbe consentita).
La mattina dell'altro ieri, dopo aver segnalato sul sito istituzionale di Facebook che il documentario sabatino di Alberto Angela era già stato proposto in precedenza e che quindi potevano vederlo in un altro link, arriva questo commento
Secondo me agli Angela hanno tagliato pesantemente i fondi, perché ormai fanno solo servizi su Roma. Anzi, ormai non riescono a fare neanche più quelli e sono costretti a riciclare quelli che hanno fatto già.,
Il nostro simpatico amico, insomma, parla impropriamente di "fondi", ma soprattutto ha deciso che la Rai glieli avrebbe tagliati (in privato ammetterà di non averne esatta contezza, tanto da pretendere tutti gli ultimi venti bilanci - online peraltro), che fanno solo servizi su Roma, e che addirittura non riescono a fare neanche quelli, e che riciclano quelli vecchi. Un'affermazione che potrebbe funzionare tra amici in un bar, ma non nel sito istituzionale di un'iniziativa della Rai. Mando giù il fastidio per un arbitrio simile e replico:
A proposito del tuo commento, ci teniamo a farti notare che la famiglia Angela è un investimento continuo, e non "ricicla" mai nulla, né tantomeno fa servizi solo su Roma.
Da dicembre a gennaio, per SuperQuark sono andati in onda alcuni speciali ricchi di materiale e testi nuovi, che non possiamo mettere online sul web solo per motividi diritti, e che hanno trattato di Africa, dell'Antartide e di Meucci.
Durante l'ultima edizione di Passaggio a Nord Ovest, Alberto Angela è stato in luoghi assolutamente eterogenei: Siberia, Atapuerca, il cimitero monumentale di Parigi, Scozia, Perù, Napoli, Padova, Lago di Nemi, Efeso, la Torre Eiffel di Parigi, Namibia, Masada, Roma, Sardegna...
Bastava visitare i siti istituzionali delle due trasmissioni per rendersene conto.
Buona giornata
Le prove provate dimostrerebbero quindi che il tipo ha preso una cantonata: i fatti, quindi, dicono che i due Angela non fanno solo servizi su Roma, e che non riciclano nulla. Un utente qualsiasi avrebbe compreso di aver superato la linea del rispetto. Quindi: o stai zitto, o ringrazi per l'informazione, oppure - se sei proprio un gran signore - chiedi scusa per l'esagerazione. Macché:
Premesso che sono un estimatore di Piero e Alberto Angela e che adoro la città di Roma, mi sembra che ultimamente utilizzino molto materiale di repertorio. Certamente i tempi di produzioni originali come "La Macchina Meravigliosa" e "Il Pianeta dei Dinosauri" sono lontani
Parlare tanto per parlare, tanto per buttarla in caciara, col rischio del ridicolo, ma soprattutto annaspando a più non posso dopo aver insolentito pesantemente due redazioni che si fanno un mazzo così (quella di Quark e quella di Passaggio). Cerco di trattenermi dal replicare come merita, e scrivo:
Prima sei partito con una considerazione granitica, adesso passi al "mi sembra": fatto sta che i fatti, documenti online consultabili da chiunque, dimostrano che hai aperto una polemica basata su elementi non esistenti.
Non c'è niente di male nell'ammettere di aver esagerato; c'è forse un po' di orgoglio, però, nel voler continuare una polemica sconfessata dai fatti.
Buona giornata
Dopo una replica così secca, tenendo conto che nel frattempo sto lavorando a cose più complesse, arriva lo scherno. Tipico del maschio italiano medio: col tono dell'ao', ma stavo a scherza', il tipo insiste, pervicacemente, facendo il simpaticone:
Ma chi è? Ghedini? :-)

Purtroppo abbiamo l'obbligo di rispondere: ma questa volta la mia pazienza si interrompe. È dal 1993 che ho a che fare con persone così petulanti.
No, un professionista che fa il proprio dovere, nonostante la tua orgogliosa ostinazione

E allora il tipo si esibisce nel consiglio tecnico, con tanto di proverbiuccio da scout provinciale (con tutto il rispetto per gli scout della provincia, s'intende):
Mi permetto un consiglio di comunicazione: bastava spiegare le proprie ragioni, e poi chiudere con un sorriso. Si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto
Ricapitolando: prima il tipo diffama due redazioni (e l'azienda, se vogliamo); una volta compreso il suo torto, cambia tono e diventa forse conciliante; ma una volta che è stata rilevata di nuovo la sua grossolanità, la butta sullo scherno; ma una volta chiarito che il suo scherno era fuori luogo, sbagliando sintassi la butta nella contraddizione. Infatti già in apertura di conflitto gli avevo spiegato LA ragione delle due redazioni; la sua pretesa, quindi, era di rimettermi dentro quello stesso binario che poco prima lo aveva messo in difficoltà. Ma io ormai sono fuori di me:
Seconda tua lezione, e sempre fuori luogo. Leggi il tuo approccio e finiamola qua: "Secondo me agli Angela hanno tagliato pesantemente i fondi, perché ormai fanno solo servizi su Roma. Anzi, ormai non riescono a fare neanche più quelli e sono costretti a riciclare quelli che hanno fatto già"
Ti commenti da solo
Signori, adesso arriva la paternale, con il solito giochetto italoberlusconiano che tanto piace alle televisioni. La cosa triste è che l'approccio che segue è tipico dei politicanti che tutti biasimiamo a parole; e io, coglione!, ci sono cascato dentro con tutt'e due i piedi. Leggete bene cosa pretende questo signore. In sintesi: rappresenta anche voi, può insultare ma non essere ripreso per il suo approccio, si tradisce nel suo stesso arrotolarsi dentro questo suo televisionismo da Grande Fratello (peraltro scrivendo il tutto nel suo profilo, quindi aperto al pubblico, checché lui ne dica):
Te lo scrivo qui in privato e non là dove avete un pubblico più vasto: sembri un adolescente.
Io rappresento l'utenza e posso lamentarmi, anche a torto (e non ritengo di essere completamente in torto). Mi posso anche arrabbiare.
Tu devi spiegare le ragioni della tua azienda, di cui rappresenti l'interfaccia con il pubblico, e devi essere cortese e non impuntarti sui dettagli. Guarda, l'avresti potuta chiudere in una battuta.
Al di là della sintassi ormai irrecuperabile del tipo, il mostro dell'Id che è in me, esplode:
Allora: stai di nuovo capovolgendo la questione; e l'adolescente semmai sei tu, visto che non hai il senso della maturità di ammettere che sei partito malissimo, e hai insistito senza argomenti e senza prove di fatto.
TU hai scritto che abbiamo tagliato i fondi agli Angela.
TU hai scritto che riciclano il materiale.
TU hai il diritto di lamentarti (e vedo che la televisione ha creato questo circolo vizioso per cui uno prima urla una parolaccia, e poi la difende col diritto del dissenso), ma io ho il dovere NON di difendere l'azienda a spada tratta, ma di circostanziare le motivazioni dell'azienda.
Oltretutto, vedo che insisti nel dire cose non vere ("non ritengo di essere completamente in torto"!).
Nel tuo commento hai sbagliato tempi, toni, documentazione e sintassi!
Io sono cortese con te, più di quanto tu creda, e più di quanto mi sia d'obbligo.
I "dettagli", che prima ti facevano comodo, adesso ti seccano perché dimostrano il tuo di torto, il tuo di approccio infantile e fuori luogo.
Sei vivamente pregato di documentarti prima di accusare una redazione, e di misurare le parole che usi con una redazione.
Padrone di criticare, sempre e comunque, ma sempre nei limiti del rispetto, della correttezza e della documentazione.
Buona giornata
Allora il tipo cambia di nuovo orientamento (come premesso), rasentando la goffagine:
Gentile redazione di RAI Scienze. Vi contatto per una cortese informazione: vorrei sapere il budget di cui hanno potuto disporre i signori Piero e Alberto Angela per realizzare le loro trasmissioni per ogni anno dal 1990 al 2010, per poter valutare in maniera obiettiva, basandomi su fatti documentali, alcune mie supposizioni.

La disperazione mi avvolge, e gli replico costernato:
Basta scrivere alla Direzione della Rai, a viale Mazzini 14, 00195 Roma, allegando ovviamente l'accusa di "riciclo" di materiale da parte degli Angela, "perché ormai fanno solo servizi su Roma" (cosa smentita dai fatti).
Buona giornata
Il bambino insiste ancora:
Non ho bisogno di accusare nessuno. Chiedo dati per statistiche mie. Mi aspetterei che nel 2011 si possa comunicare con un'azienda anche con mezzi adeguati ai tempi.
Rinnega addirittura se stesso, non ammettendo niente di quanto è accaduto prima. Sfinito da tanta pochezza, scrivo la chiosa finale, con qualche errore formale e un'incazzatura fino al midollo:
Se non avevi bisogno, perché hai iniziato con quei toni e con quella sentenza così perentoria?
Una richiesta così circostanziata deve essere confortata da materiale adeguato, non ai tempi ma a protocolli interni.
Oltretutto, sei fortunato: i soldi spesi dalla Rai devono essere messi a disposizione di chiunque ne faccia richiesta.
Buona giornata
Non tiro fuori la cifra del mio stipendio (al netto!), perché non ha senso: però se penso che ogni santo giorno metto una cura mostruosa in tutte le cose che faccio, per non veder riconosicuti mai i miei meriti, pur sapendo che qualsiasi cosa faccia o farò non avrò mai uno scatto meritocratico, pur subendo sorpassi da ogni dove, pur assistendo al delirio manageriale di un'azienda invece così ricca... secondo voi, quanto vale la pena avere a che fare ogni giorno con gente così?
E soprattutto: è questo il livello degli italiani?

ps il tipo scriverà una lettera alla Direzione: ovviamente non riporterà i fatti per come li avete letti, ma per come gli farà comodo; e l'azienda, anziché tacciarlo della sua stessa stoltezza, se la prenderà con me, coglione che ancora credo in certe cose... viva la Rai, lo stesso: sempre e comunque

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