venerdì 14 gennaio 2011

the pacific

Sull'onda delle emozioni che provai vedendo Band of Brothers, mi son fatto regalare la serie sorella The Pacific: se il primo, infatti, raccontava le gesta europee della mitica Compagnia E, The Pacific racconta le gesta della Prima Divisione dei Marines durante la Guerra del Pacifico, tema spinoso e mai ben raccontato, cui forse questa serie restituirà quel minimo di riconoscimento che merita (ad entrambe le parti, va detto). 
Finora l'unico regista che era riuscito più che dignitosamente a sfiorare quei momenti dolorosi era stato Clint Eastwood.
Fatto sta che mentre Brothers si dipana agevolmente, approfittando forse del fatto che gli eventi europei sono stati già masticati, e le gesta della Compagnia E abbastanza omogenee (secondo le antiche categorie aristoteliche), The Pacific è abbastanza frastagliato, e poco lineare. In un certo senso è anche colpa del Generale McArthur che coordinò la guerra contro i giapponesi con scelte a volte assurde, a volte originali, ma sicuramente sanguionose.
Il pathos e la commozione aleggiano continuamente, ma le sceneggiature ogni tanto singhiozzano, come se volessero dire tanto in così poco tempo. Una cosa è certa: le scene di sesso stridono nel loro essere sin troppo concessive ai gusti del grande pubblico: non voglio solo pistolettate, per carità; ma un quadro sentimentale non può essere sempre risolto solo da una scopata accennata. E qui forse sta l'unico difetto di fondo: ogni tanto gli sceneggiatori si affidano a schemi semplici per rimettere i sentimenti in una carreggiata digeribile.
Sicuramente è una grande produzione (Spielberg ed Hanks in testa), con dei titoli di testa straordinari e una fotografia a dir poco sublime. Musica di mestiere e recitazione addirittura eccellente (anche se le gesta di Basilone sono state addirittura ridimensionate, per evitare troppe truclenze, immagino).
L'edizione italiana pecca di un doppiaggio irritante, con la possibilità di vederla in lingua originale penalizzata da sottotitoli tradotti con i piedi (e a volte ridicolarmente autocensurati).
Mi chiedo sempre perché in Italia non si possano fare esperimenti simili... o meglio, la risposta ce l'ho: finché avremo Pansa o Galli della Loggia, finché la Verità verrà violentata da chi si illude di "memorie condivise", finché avremo tra i piedi repubblichini e fascistoidi di ogni risma, le gesta dei nostri eroi resteranno lettera morta.


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