martedì 1 febbraio 2011

e oggi di che parlo?

Appena tornato dalle vacanze, ho trovato nuvole di mail dentro la mia casella aziendale: tenendo conto che curo contemporaneamente sia la webtv istituzionale, sia la pagina fan su Facebook, sia quella su YouTube, sia quella su Twitter, il caos regnava sovrano.
Per regole aziendali non dobbiamo cancellare nessun commento, anche il più bislacco, a meno che non contenga turpiloquio o commenti diffamatori; nell'ambito di mia competenza - le scienze et similia - il lavoro è abbastanza semplice, tranne per il fatto che mi devo leggere comunque tutto.
Fatto sta che mi ha colpito una follower su Twitter: si era iscritta alle 23,57 del 31 dicembre 2010. Insomma, era una persona sola, a pochi millimetri dall'anno nuovo, che non aveva niente di meglio da fare che iscriversi a un social network!
Forse era nell'aria, forse - e in realtà - l'ho sempre vissuta così: a me questo modo di pensare tecnologia, di vivere la tecnologia, di essere tecnologia ("io sono il business" recitava Rachael in Blade Runner), mi ha definitivamente colpito. Chi mi segue da tempo sa che in fondo l'ho ripetuto più volte: fare blog pesa, e io il mio non so più dove direzionarlo.
Senza volerlo ci si è messo anche l'ennesimo incivile che mi ha bombardato di sciocchi commenti, ricchi peraltro di palesi contraddizioni, e anche di un approccio tipicamente italico dell'"io non faccio nulla, non conto nulla, ergo tutti non devono fare nulla e non contare nulla, minimAL compreso". Ma proprio qui sta il punto: cosa sto facendo io? Parafrasando la famosa battuta di Guzzanti: io e te checcazzo se dovemo di'?
Denunce?!?! Quante ne ho fatte? E quante in fondo si sono ripetute nel tempo? 
E quante volte mi sento riassumere il pensiero in un banale "atesofristasulcazzo" (che poi non è vero: tutt'al più mi fa un'immensa tenerezza)?
E quante cose accadono all'orizzonte, che la gggente non vuol vedere anche se gliele sbatti in faccia?
Lamentarsi dell'essenza italica, così pregna di ignoranza e furbizia, di grettezza e immoralità, è cosa facile; e lo diventa ancor meno, però, se ci si limita all'alibi del berlusconismo (che non è nient'altro che la sommatoria delle parti peggiori dell'italiano medio). Ma ormai è quasi una sciocca cantilena che fa male e diventa inutile, se non un ulteriore alibi.
E mettersi lì a parlare di se stessi, quanto conta e quanto interessa? Attenzione: non agli altri, ma a me. Voglio dire: a me interessa dire certe cose, che tanto già ho qui nel capoccione, specie attraverso uno strumento disperato qual è un blog? E qual è il peso specifico della mia, della tua, della nostra opinione?
In tutto questo ci si è messo il mio computer casalingo, bloccato da tre settimane, e di cui non sento assolutamente la mancanza, nonostante io non sia un luddista, e nonostante io ami giochicchiare con vieo, foto e musiche varie.
Dunque il blog resta in vita, questo sì: ma non so perché e per come. Andrò tanto per andare, nell'attesa che una nuova idea si stagli all'orizzonte, fresca e confusa, prima di essere bruciata da parole ovvie e magari furbe.
State bene,
Alessandro

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