giovedì 10 febbraio 2011

pedicelli, tappi e molto sporchi

Quando l'altro giorno ero in fila al Nuovo Sacher di Roma per vedere Il discorso del re, mi sono guardato attorno, smaterializzandomi tra le mille facce che il mio sguardo incrociava. La crema del popolo dde' sinistra faceva la sua bella fila col biglietto in mano, aria fintotrasandata, una parlantina ex romanesca con tutte le fraseologie modaioalternative del momento, tanta voglia di farsi sentire dallo sconosciuto vicino; un modo, insomma, di appartenere alla razza italica che fa di tutto per distinguersi, pur restando pesantemente ancorata a vecchi e polverosi stereotipi. "Polverosi", di nome e di fatto.
Per dirne una, nonostante il vecchio adagio sull'a da' puzzà sia riferito ai maschi, a sinistra la battuta va indirizzata anche alle femmine: emanano spesso un pessimo odore. Insomma, non si capisce perché la donna dde' sinistra debba per forza puzzare. Forfora doc, capelli lunghi e mal curati, odore di pelle, peli sotto le ascelle, vestiti che olezzano di rari lavaggi, vestiario fuori da ogni possibile accostamento (anche dissimulato, per carità). Più che un danno all'immagine, sembra una forzata volontà di negarsi le più banali e semplici regole del rispettarsi. Non c'è niente di male a curarsi, a fare sport, a depilarsi, a mantenere il proprio corpo all'altezza della propria anima. Eppure, sembra che anche il solo pensarlo, o denunciarlo (come sto facendo io) venga visto come un attentato, una negazione della femminilità dde' sinistra.
E l'omo dde' sinistra? Ah, be', qui ci si potrebbe scatenare. Complesso edipico a mille, frasi fatte contro Berlusconi, contro Israele, contro Mishima o Celine, contro gli Stati Uniti, una filoitalianità che fa impressione per quanto è sciocca, costruita, chiusa e ottusa. Fiatella a tonnellate, barba fatta sempre male e comunque con uno strapuzzo di pelle che supera di gran lunga quello della compagna.
E se qui siamo all'apparenza, devastanti sono i discorsi che ti cascano addosso: argomentazioni così stereotipate, che se parlasse uno per tutti sarebbe la stessa cosa. La leggerezza non esiste (anche se tutti sbandierano quella - mai letta - di Calvino), l'autoironia è andata a farsi friggere, pietà a comando per bimbi-extracomunitari-malati-vecchi, odio viscerale per tutto ciò che sta a sinistra del mappamondo, comprensione per le dittature povere, i neri hanno il ritmo nel sangue, haivistoierisantoro, haivistosabatolalittizzetto, ballaròmipiacema, ioviaggiosoloinItaliaperchésiamoilpaesepiùbellodelmondo (dillo che non hai una lira, e piantiamola subito, no?), hounamicoallaRaiche, miononnosalvògliebreimaIsraeleseneapprofitta, evvivalesquolepubbliche, lultimodiVeronesièunca-po-la-vo-ro... non riesci letteralmente ad uscire da questo pantano di ovvietà.
La perla finale, poi, sono i posti occupati col cappotto, anche se nessun amicostaancorafuoriaparcheggiare o allatoilette. Le giacche piene di forfora effettivamente sono più pesanti di quelle standard, e dove le metto anche se la sala è stracolma? Che poi arriva l'ultimo, magari timido ed educato, che non si azzarda a chiedere nulla, e si ritroverà quindi sotto il telone o all'ultima fila, spaccandosi la cervicale o la vista.
Quando parte il buio in sala, i cellulari vengono spenti solamente dopo, creando un fastidosissimo e distraente effetto notte di San Lorenzo leggermente tecnologica.
Titoli di testa, e via! dovehovistoquesto, quellohafattoquestofilm, quantomipiacqueinquellainterpretazione.
Arriva la scena topica: mentre i comuni mortali trattengono le lacrime o lo sgomento, a sinistra c'è sempre l'intellettuale cheautopubblicaperlacasaeditricedellacugina che ci fa sentire tutta la sua sensibilità con un adessomuore, oppure quantoècommoventequestofilm, lItaliadiberlusconièanchequesto con la variazione opposta inItaliaunacosacosìnonaccademai, guardachepaesaggio, sentilamusicasentilamusicasentilamusicasentilamusica (cazzo, stai zitta!, così posso sentirla!).
La coppia dde' sinistra ovviamente non sa usare internet (rigorosamente pronunziato ainternet o internèt), perché perde tempo a rileggere quella rottura di coglioni di Herman Hesse, masapessimiofiglioquantèbravo. Ergo, i titoli di coda vanno visti in sala - e fino alla fine, possibilmente in piedi per impedire a chi sta dietro di poter fare altrettanto. Titoli di coda fino a quando già dovrebbe entrare il pubblico della proiezione successiva, magari tentennando con un devofarepipìancheseabitoquadietro, insomma... che se invece vai col tuo computer su imdb li trovi identici questi maledetti titoli di coda!, e magari con qualche informazione in più. Ma poi, dopo tre secondi li hai dimenticati: chette' perdi tempo a stare lì a fare il contrito finto esperto!
Segue poi dibattito: la fotografia è sempre la prima vittima del confronto. In genere è il maschio che si adopera in cazzate sesquipedali, e la donna se lo beve quasi adorante, ma sempre con un pizzico di macheccazzostaiaddì, condito da tiascoltoperchéhosostituitotuamamma. La donna di destra, si sa, ascolta e basta; quella di sinistra fa finta, dà ragione in silenzio, ma poi ti presenta il conto davanti le sue amiche.
La donna dde' sinistra, poi, espone l'inizio di una sua opinione, consapevole che l'uomo o la interromperà subito o che la ascolta perché deve fare il femminista di ruolo; altrimenti, se entrate nel suo neurone, il maschio vuole solo sapere il risultato della partita di quel calcio che dice di odiare, ma chepoi quandoceraBoninsegnaeraunaltracosa.
Più in generale, i commenti del pubblico sembrano ripresi pari pari dai flani pubblicitari (lAspesihasempreragione, quandoceralaTornabuonimelaleggevotutta... o no?).
Attenzione poi ai timorati, cui il film ha fatto cacare ma che non possono dirlo perché c'è sempre l'amico grassoccio con i capelli lunghi - anche se ha 55 anni - che detta legge. È un esperto di tutto, e se gli vai a dire che Kubrick ti ha fatto cacare, le becchi prima da lui e poi da tua moglie che si bea di cotante cazzate.
Sarò più prosaico, ma io quando esco dal cinema penso già alla cena e a quale vino stapperemo per affogarci dentro qualche telefilm idiota.
Dimenticavo: e i bambini al cinema? I bambini dde' sinistra rompono il cazzo. Sempre.


il titolo di questo post è identico a quello di un mio articolo apparso su Roma Nonviolenta qualche lustro fa; articolo che fece incazzare dde' brutto i foruncellosi componenti la Lega Obiettori di Coscienza


Di questo orribile video col bimbo saccente e mutaforma si parla anche qui e qui

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