martedì 29 marzo 2011

about a silent way

Allora: non sopporto i revival, perché gli originali cui si ispirano sono sempre migliori e assoluti; le copie, invece, puzzano di opportunismo.
Non sopporto i trombettisti che fanno di tutto per distaccarsi da dio (leggi Miles Davis), e invece, poi, gli stanno sempre appiccicati.
Non sopporto quelli che fanno elettronica tanto per buttar dentro qualche suono fighetto.
Poi, però, dopo qualche mese di decantazione riprendo in mano questo About a Silent Way e mi dò dello scemo: è un revival, ma molto raffinato; c'è una tromba, ma è quella mirabile e pastosa-ma-secca-e-aggressiva-ma-umile di Fabrizio Bosso (ne parlai già qui); c'è un occhialuto che fa dell'elettronica, ma al servizio dell'insieme.
Insomma, e ancora una volta, Musica Jazz mi aveva dato un suggerimento ottimo, e io l'avevo snobbato. La mia tigna è stata più forte dei miei pregiudizi... per fortuna.

Il gruppo:
* martux_m elettronica
* Fabrizio Bosso tromba, flicorno, elettronica
* Francesco Bearzatti sax tenore, clarinetto, elettronica
* Eivind Aarset chitarra, elettronica
* Aldo Vigorito basso

i brani:
1. About A Silent Way
(martux_m, Fabrizio Bosso, Francesco Bearzatti, Eivind Aarset, Aldo Vigorito, Dario Colozza)
2. Hush/Quiet
(martux_m, Fabrizio Bosso, Francesco Bearzatti, Eivind Aarset, Aldo Vigorito, Dario Colozza)
3. Around This Time
(martux_m, Eivind Aarset, Aldo Vigorito, Dario Colozza)
4. About A Silent Way II
(martux_m, Eivind Aarset, Aldo Vigorito, Dario Colozza)

Dei quattro, io sento e risento perpetuamente Around this time, perché è una corposa improvvisazione in cui tutti dimostrano d'aver capito cosa esattamente voleva indicare Miles Davis. Ogni musicista dice la sua senza sforare nell'eccesso, l'improvvisazione raggiunge livelli di coinvolgimento quasi carnali, la tecnica e la grazia si accompagnano verso un insieme di suoni e intuizioni che ha dell'incredibile.
Forse sono stato anche condizionato dallo scorso concerto di Bollani che spappolava Zappa, cui ho assistito per affettuosa regalìa della mia signora; e allora la mia indole un po' impigrita si è ridata una scossa (ragazzi, roba che Bollani ha spostato l'Auditorium di qualche metro).
Però sono convinto che questo tipo di follie sonore, tutt'altro che di nicchia (ma forzatamente inserite in essa, perché in Italia usa così), sia necessario per uscire dalla follia musicale grigionissima che stiamo subendo da troppi anni a questa parte.
Costa poco, resta per sempre (anche senza i remix aggiuntivi, che aggiungono pochissimo).

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