martedì 15 marzo 2011

nucleare sì, nucleare no

Uno dei miei primissimi tentativi di entrare nel sadico mondo del giornalismo fu attraverso un'inchiesta sull'energia nucleare. Se ne parlava già negli anni '70, ma qui in Italia non si conosceva nulla, e quel poco che trapelava, subiva il ricatto incrociato dei contrari e dei favorevoli, ingenerando di fatto un'inutile spreco di mezze verità che ancora oggi portiamo sul groppone.
Il bello è che quando mi presentai con documenti raccolti all'Enea, parte dei contrari e buona parte dei favorevoli dimostrò di non averne mai saputo nulla, se non proprio in quell'incontro. Il referendum contro il nucleare era ancora lontano, ma né l'una né l'altra parte si sono mai prodigate per raccontare alla gente cosa sia in realtà una centrale, e i problemi oggettivi che comporta.
In più, i favorevoli hanno di fatto e più volte boicottato ogni possibile partenza di progetti per energie alternative; i contrari, invece, non si sono spesi più di tanto nel lavorare sia sul territorio sia a livello legislativo per superare l'impasse.
Detto ciò, il nodo gordiano del nucleare riguarda non tanto il materiale usato (pericolosissimo di sé), né l'acqua di risulta o altre questioni che sicuramente troveranno soluzioni nel tempo più o meno breve, ma tutto il contorno, che potremmo riassumere in almeno due punti di dibattito: sicurezza dell'impianto, stoccaggio delle scorie.
Per quanto sia ormai pressoché impossibile far finta di non sapere che l'Italia di fatto è circondata da impianti nucleari noti (Francia e Slovenia in primis), basti però pensare a come venga affrontata una qualunque grande opera qui in Italia: con corruttele, incuria, progetti sballati, truffe sul materiale usato, speculazioni ad ogni passaggio previsto dal protocollo, e un controllo politico affidato a incompetenti e servi affini. No, non è una mancanza di fiducia assoluta e irrisolvibile, ma un dato di fatto contro cui nessuno può dire qualcosa di diverso, se non mentendo (per prima a se stesso).
Sullo stoccaggio, poi, il problema diventa ancor più macroscopico, perché nessuno saprebbe come e dove mettere queste scorie, perlomeno nella penisola (fuori si sa già come farlo, e ne sanno qualcosa certi poveri stati africani, certi giornalisti italici morti uccisi quando hanno scoperto certe porcherie di certi politici ormai defunti).
Non esiste, e non potrebbe esistere, una reale sicurezza a riguardo: non basta però addittare il disastro nipponico, che è eccezionale e quindi non proponibile come merce di dibattito; basta solo rispondere ai due quesiti citati.
Purtroppo registro, come al solito, che il quotidiano ormai berlusconiano ilPost e relativi blog si ostinano a fornire mezze verità. Io dal mio piccolo vi regalo, invece, questo video - con cifre, dati e una breve ma utilissima intervista all'ingegnere nucleare Massimo Zucchetti, sicuramente competente e per nulla terzista.

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