mercoledì 23 marzo 2011

tutti alla guerra

A dispetto di chi mi reputa aggressivo - senza voler però guardare le travi negli occhi dei più noti, vorrei cercare di fare un brevissimo ragionamento su quanto sta accadendo in questi giorni, guardando per nove righe al passato.
Se la memoria non m'inganna, quando fu presa Roma, avevamo un ottimo rapporto con i francesi, che però tradimmo appena furono aggrediti dalla Prussia, pur di conquistare la capitale ormai sguarnita.
Se la memoria non m'inganna, prima della Grande Guerra, stavamo costruendo un buon rapporto con i tedeschi e gli austriaci, che però tradimmo all'indomani dell'inizio delle ostilità.
Se la memoria non m'inganna, prima della Seconda Guerra Mondiale, Curchill stimava moltissimo Mussolini, sia per i fatti di Monaco, sia per il suo modo un po' brusco di trattare le opposizioni (mandava gli oppositori in vacanza, dirà poi qualche sciocchino). Poi è andata come sappiamo (o meglio, come dovremmo sapere, con buona pace di chi ha avallato la nostra ignoranza parlando di una "memoria condivisa" che non c'è, e non c'è mai stata).
Anche con la Libia, e con tutti i paesi detentori di petrolio (ma non per forza democratici), abbiamo sempre avuto ottimi rapporti, a partire da Mattei, passando per Andreotti (e Craxi), finendo col baciamano di Berlusconi.
E la sinistra, di allora e di oggi, non è che sia stata a guardare, o magari a dire "così non si fa": ha avallato, favorito, giochicchiato con questa condizione perlomeno imbarazzante.
Se poi la gggente, i pacifisti (perennemente insultati da giovanotti come questo, o come questo - che fa pure il saputello a corrente alternata) si svegliano quando gira loro, è dimostrato da tante di quelle cose, che è quasi inutile sottolinearle, o mettersi lì a ricordarle. È anche vero, però, che un certo modo di fare informazione determina di fatto delle manifestazioni a singhiozzo: ieri Internazionale twitterava di un bombardamento israeliano, senza però aver prima ricordato che il tutto era nato da un'aggressione palestinese; e del resto il direttore della stesso periodico, nel suo penultimo fondo, ricordava come fosse inutile dimostrare contro Gheddafi, perché sarebbe meglio manifestare contro le cose di casa nostra.
Insomma, alla fine la sparata ridicola di Cohn-Bendit, serve solo a ricordarci che non siamo italianisticamente capaci di saper seguire il mondo e le sue evo/involuzioni senza lasciarci condizionare, senza neanche avere uno spirito critico e un approccio di fronte alle cose che tengano conto di molti fattori a noi tanto cari. Cioè: è il nostro modello di vita, le nostre comodità, il nostro non voler fare un passo indietro, il nostro svegliarci solo a distruzone avvenuta, il nostro non saper pensare con la nostra testa, la nostra coerenza però furba... che ci fanno fare le figure che facciamo.
Chi è a favore di questa guerra, e anche chi è invece contro, sono le facce della stessa medaglia, di quel non riuscire ad essere credibili, lineari, coerenti, solidali, forse e anche cristiani, nei confronti di questo mondo così diviso a metà: i buoni da una parte... e i poveracci dall'altra.
La crisi libica, la crisi nordafricana, non sono nate ieri. E noi, durante questa lenta disgregazione, dove eravamo?

6 commenti:

Me ha detto...

Hai letto come mi ha risposto il vate in uno dei link che hai messo?

AL ha detto...

È un gran maleducato... e del resto. spesso io per quieto vivere sto zitto: vogliamo parlare del suo post di ieri?
Suo padre è il mandante di un omicidio, di un poliziotto pergiunta. E lui cosa fa? Discetta se e come e quanto sia ingiusto ammazzare una persona?
E nessuno gli dice quant'è falso e inopportuno?
Luca Sofri è un esempio di berlusconismo all'ennesima potenza. Ma nessuno potrà mai togliergli questa sua posizione predominante: o ci pensano i suoi lettori, o ci attacchiamo.
Ciao,
Alessandro

Me ha detto...

Guarda non voglio entrare nel discorso padre-figlio anche perchè lascio al figlio il diritto di non dover essere sempre accomunato al padre e quindi anche il diritto di avere un'opinione su qualsivoglia argomento, su questo credo che tu sia troppo quadrato (anche se invero lui quando si parla di giustizia a mio parere è sempre un po' faziosetto).

Poi per quanto riguarda il berlusconismo, dipende dalla definizione che si dà alla parola. Se vuoi e hai tempo approfondisci per farmi capire.

In generale (!) è incapace di accettare le ragioni degli altri, almeno così traspare dai suoi commenti, in più si impone con una certa arroganza. Il tutto è molto triste e limitante.

Detto questo, è chiaro che insieme ad altri fa parte di un network di persone che a modo loro costituiscono una casta, in quanto lui ad es. sta lì non si sa per cosa.

Sai, mi ricordo delle sue prime trasmissioni su Radio2, io non sapevo chi fosse e quando per caso lo ascoltavo mi chiedevo: ma chi è quest'incompetente che non riesce a parlare in modo fluido e che non riesce a mettere due parole in fila? Come ci è finito in una radio così importante a fare un programma in un orario così succulento? Sai me lo chiedevo con gran curiosità perchè già mi immaginavo, da cospirazionista quale sono, tutte le raccomandazioni che ci sono in Rai. Poi lui con gli anni migliorò notevolmente bisogna dirlo ed io scoprii chi fosse quando un amico mi regalò il suo libro Playlist (che non ho mai aperto, tendo a seguire i miei gusti, non quelli degli altri e poi un libro di titoli non mi ispirava, nonostante gli elenchi che vanno di moda oggi) spiegandomi la provenienza.

Ecco, così ho conosciuto il vate. E poi ho scoperto anche che era il marito di quella che presentò il primo Grande Fratello (a proposito, penso che sia l'unica a riuscire a fare delle domande alle quali gli intervistati non sanno come rispondere creando spesso attimi di gelo terrificanti durante la sua trasmissione), e allora ho cominciato a farmi un'idea sempre più completa (anche se comunque personale).

In ogni caso il problema non è lui nè i suoi amici, ci mancherebbe, siamo anche liberi di non leggere. Il problema è il seguito che hanno e lo status che hanno acquisito, anche a livello politico.

D'altronde, se in Italia si sente il bisogno di un sito come ilPost che vuole fare il verso ai geek californiani dove si spiegano le notizie...

Che ti devo dire, mi riservo comunque la possibilità di cambiare idea, ma per ora ammetto di non stimarlo/i molto.

AL ha detto...

Mah, su Sofri padre/figlio ne ho scritte a palate di cose (cuccati i tag, se hai tempo e voglia), e con una certa cognizione di causa.
Oltretutto se lui non fosse figlio del "padre di tutte le conventicole" - nonché criminale, perché un crimine l'ha commesso, senza tanti giri di parole - non sarebbe lì a sbomballarci i marroni, e sarebbe uno tra i tanti, e non certo nella posizione privilegiata che ha: Luca Sofri è un mediocre, poco competente e molto arrogante. Sa che ricopre il suo ruole per meriti non suoi, e ci si crogiola sopra, e te lo fa volutamente pesare, e con lui i suoi accoliti (i fighetti, appunto).
Le sue mancanze di stile, da me quasi sempre evidenziate (tranne quella di ieri, a onor del vero) dimostrano la sua mediocrità. le sue battute fuori luogo, il suo buttare in caciara, la sua totale mancanza di senso del confronto, la sua ostentata malafede, il suo italiano oltraggioso, la sua sintassi così inutile e pedante, quel suo modo di sapere che può dire cose sbagliate perché nessuno glielo dirà mai...
Non sono io quello quadrato: io sono lineare, corretto, coerente, e ho dei principi morali superiori ai miei interessi. In sintesi: la disciplina.
Luca Sofri ha un solo moto, che persevera pervicacemente: io sono io, gli altri non contano un cazzo. Ed è cosi anche sua moglie, come - ovviamente - suo padre.
E suo padre tiene per le palle un'intera generazione (figliocci compresi) perché lui sa (pasoliniamente parlando, tenendo conto però che lui Pasolini lo odiava, perché troppo intelligente), e lo dice, e ricorda a tutti che lui sa.
Nelle tue parole leggo ottime definizioni di berlusconismo: senza volerlo ti sei già dato una risposta.
Aggiungo solo che in un paese normale, le persone mediocri sarebbero riconosciute come tali, e come tali trattate.
Qui da noi accade lé satto contrario: la mediocrità vince sul resto.
Io non vedo l'ora di trovare uno spiraglio per andarmene: questa Italia è sofriana, berlusconiana; a me non piace. Mi fa pena e rabbia, ribbrezzo e irritazione.
Salud,
Alessandro

Me ha detto...

Sono d'accordo su quasi tutto.

Dico solo che non voglio avere pregiudizi su qualcuno a causa di suo padre, sua madre o altro, preferisco basarmi su quello che fa/dice. Poi è palese nel suo caso che i riferimenti sono continui e a 360 gradi ed è spesso lui stesso a farli (non indago sui motivi, mi limito ad evidenziare il fatto).

Del padre non so che dirti: non leggo le sue filippiche e non so come la pensa, sono anche troppo giovane per interessarmi ai residui ideologici di questi qua nell'Italia di oggi (anche se purtroppo hanno ancora un'influenza importante), però non ho ancora capito da dove derivi la sua autorevolezza, cosa ha fatto oltre ad essere finito in carcere (per carità, anche qui ci sono motivi e motivi e giudizi e giudizi, sono garantista)? E' un intellettuale?

Riguardo alla mediocrità, alla limitatezza, ai conflitti d'interesse e quant'altro, ti assicuro che non ci sono solo in Italia.

E comunque ricordati, alla fine, penso che il padre sia per lui più un problema che altro, dopotutto non è una bella cosa avere un genitore in carcere e obiettivamente quello è lì anche a margine (se non a causa) di fatti politici.

Ciao!

Wallace Henry Hartley ha detto...

Questa azione militare non è né giusta né sbagliata. E’ semplicemente un errore strategico, geopolitico e militare.
L’impressione è che il dibattito sull’intervento sia inficiato da un errore di parallasse, perché si continua a parlare di ‘Guerra in Libia’ mentre, giocando con il fuoco, quella che stiamo vivendo è una ‘Crisi del Mediterraneo’. Il rischio reale è però che si stiano preparando i prodromi di una vera e propria ‘Guerra del Mediterraneo’. Da questo punto di vista la domanda non è «se sia giusto oppure no intervenire in Libia», ma se «abbia senso oppure no provocare un conflitto nell’area mediterranea»