mercoledì 27 aprile 2011

energia da dove?
il fallimento all'italiana

Durante un'antica riunione di condominio di un paio di lustri fa, si stava decidendo cosa fare contro delle pesantissime infiltrazioni d'acqua, che già avevano leso la quotidianità di un gruppo di famiglie (una minoranza, comunque), e che di lì a pochissimo avrebbero comportato seri danni (e costosissimi rimedi, quindi) all'intera struttura del condominio.
In molti, tranne i soliti noti, non avevamo la benché minima fiducia nell'amministratore, forte invece di voti pilotati di innocenti persone anziane, che mai avrebbero potuto pazientare nel seguire le intricate vicende. Ergo, per maturità intrinseca - e con un minimo di strategia necessaria, fummo costretti a trovare un compromesso di massima: risolvere temporaneamente la questione con una sorta di pezza a medio termine; spendere poco (senza far arricchire gli operai imposti dall'amministratore con i suoi giochetti della peggiore DC); rimediare alla qualità della vita degli sfortunati che ormai nel salotto si ritrovavano macchie grosse così di fetida muffa.
Attraverso una serie di giochetti dialettici, il sottoscritto riuscì a forzare la mano, portando alla ragione una parte consistente dei titubanti possessori di voti nodal. Per farla breve: ce la saremmo cavata con un voto in più; regolamento alla mano, bastava una maggioranza relativa... un voto, un solo voto in più.
Ebbene, ilpeso di quella scelta poteva ricadere su un tipo post sessantottino, ignoto pittore di sconosciuti quadri, che per tutto il tempo aveva giocato all'opposizione con nauseanti "sì, ma..." che fanno tanto fico, ma che non risolvono nulla.
Al momento del voto, confidando nel suo senso di maturità e di responsabilità, quasi lo saltammo a pié pari, lavorando di fino con i voti in bilico. Poi, però, ci accorgemmo che mancava proprio lui... un voto, un solo voto in più.
Eccolo che apre la bocca. Siamo sereni, però. Finalmente vinceremo contro questo amministratore così mediocre. Silenzio tombale. Ci guarda. Mi guarda: "ecco, io proporrei invece una pausa di riflessione... sì, una pausa di riflessione".
Gli indecisi, così faticosamente portati dalla mia parte, si sentirono sollevati, e si adeguarono a quella istanza, sposando l'idea di un rimando a lungo termine, nell'attesa che un evento divino assorbisse dalle mura condominiali quell'acqua in eccesso.
A distanza di 12 anni, quel condominio soffre ancora di infiltrazioni: l'amministratore è sempre lo stesso, le famiglie annacquate pure, gli eterni lavori si gonfiano e sgonfiano al ritmo di ogni assemblea di riflessione.

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