venerdì 1 aprile 2011

Peter Bogdanovich

L'altro giorno il mio giornalaio mi ha chiesto una bibliografia mirata per entrare nel mondo del cinema. Cosa difficilissima. Da quando 39 anni fa ho messo piede per la prima volta dentro una sala cinematografica, ho acquistato montagne di testi, letto montagne di libri: onestamente, però, non saprei come introdurre qualcuno nel fantastico mondo del cinema, l'unica forma di (non) arte in cui diventa quasi necessario esplorare altri mille mondi. Insomma, quando vedi un film, e sei minimamente curioso, vuoi sapere anche qualcosa sulla scenografia, sulla fotografia, sulla recitazione, sulla tecnologia, sulla Storia e le storie, sulle usanze...
Il cinema è, forse, l'unica forma di (non) arte che riesce a coniugare trivio e quadrivio, ruvidi affari e nobili sentimenti, gioie e dolori. Eppoi, diciamolo chiaramente: l'unico modo per studiarlo veramente è guardare film su film, di qualsiasi genere, di qualsiasi periodo, di qualsiasi cultura... e anche telefilm, daì, che non guastano mai.
Tra i più grandi narratori di cinema, ricordo Peter Bogdanovich, che incidentalmente è anche regista, ma che con le sue interviste ha saputo veramente raccontare il cinema, in ogni sua possibile forma e sostanza. Purtroppo un paio dei migliori libri che abbia mai scritto, sono pressoché introvabili (la casa editrice Pratiche credo sia addirittura fallita): il primo, Il cinema secondo John Ford, è uno straordinario compendio per conoscere meglio il più grande regista americano di tutti i tempi (o giù di lì). Bogdanovich a volte sembra impacciato, ma gli scambi tra i due sono veramente inarrivabili, e densissimi di tante informazioni addirittura necessarie.
Il secondo, Il cinema secondo Fritz Lang, è forse più abbottonato, ma pregevole sotto l'aspetto storico. Su Lang se ne potrebbero scrivere di cose, eccome: riuscire a farlo sembrare sincero è quasi impossibile; e ogni tanto Bogdanovich ci riesce alla grande.
Tra i libri trovabili con una certa facilità, segnalo l'immenso e ben editato (dalla Baldini e Castoldi) Io, Orson Welles, dove i due sciorinano competenza, arguzia, profondità, aneddoti, consigli, rarità e inediti sul cinema, e non solo sul cinema.
Last but not least gli ultimi due pubblicati da Fandango, accomunati però da un (raro) pregio e un (frequente) difetto: la punteggiatura e la traduzione sono pressoché ottime; il corpus tecnico, invece, fa acqua da tutte le parti: nessun indice ragionato, nessun intervento storico del traduttore, e cose simili. È vero che altrimenti i due testi sarebbero costati tanto, ma credo che chiunque sarebbe disposto a spendere due euro in più di fronte a un'accuratezza assoluta.
I titoli? Il primo, Chi c'è in quel film?, è dedicato ai grandi attori di sempre (Stella Adler, Humphrey Bogart, Marlon Brando, James Cagney, John Cassavetes, Charlie Chaplin, Montgomery Clift, Marlene Dietrich, Henry Fonda, Ben Gazzara, Lillian Gish, Cary Grant, Audrey Hepburn, Boris Karloff, Jack Lemmon, Jerry Lewis, Dean Martin, Sal Mineo, Marilyn Monroe, Anthony Perkins, River Phoenix, Sidney Poitier, Frank Sinatra, James Stuart e John Wayne). Onestamente, in alcuni punti l'ho trovato un po' verboso, quasi faticoso: però la Storia del Cinema c'è tutta, e alcuni momenti addirittura commoventi si alternano sapientemente con altri più tecnici.
Il secondo, Chi ha fatto quel film?, è decisamente un capolavoro, nodale direi. Interviste a tutto tondo con Robert Aldrich, George Cukor, Allan Dwan, Howard Hawks (la più intensa), Alfred Hitchcock, Chuck Jones, Fritz Lang, Joseph H. Lewis, Sidney Lumet, Leo McCarey, Otto Preminger, Don Siegel, Josef von Sternberg (la meno interessante in assoluto), Frank Tashlin, Edgar G. Ulmer, Raoul Walsh.

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