domenica 17 aprile 2011

sfruttare i morti per andare sempre e solo contro Israele

Nel giro di 15 giorni, per ben due volte, ho visto un vivo sfruttare la morte di un uomo per attaccare Israele (paradossalmente per colpe di nessun israeliano), con un'attitudine che definire antisemita è dialetticamente riduttiva.
Due Internazionale fa, Hamira Hass ha raccontato i retroscena dell'uccisione di un israelopalestinese (per mano di un palestinese: ma questo non lo dice), chiosando il tutto con un'aberrazione dialettica e sostanziale: non era stato ucciso per l'israeliano che era in lui, ma per il palestinese che era in lui.
Ci vuole fegato e mancanza di pudore per sfruttare la morte di un uomo a proprio comodo. Vergogna - tanta - a Giovanni De Mauro che insiste nel pubblicare robaccia simile, che di denuncia ha ben poco, ma che di infantile provocazione inutile, invece, ha tanto.
Adesso, proprio oggi, leggo che la povera madre del povero Arrigoni calca sulla morte del figlio, dicendo un'assurdità che onestamente non dovrebbe scappare dalla bocca neanche nell'incontrollabile foga del momento:
"Egidia Beretta resta ferma: "Neanche da morto in Israele". La mamma di Vittorio Arrigoni, dopo l'appello di Keret, ha confermato la decisione di non rimpatriare la salma del figlio attraverso Israele. Egidia Beretta ha risposto allo scrittore che "Israele non lo ha voluto da vivo e non lo avrà neanche da morto". "Vittorio non poteva entrare in Israele: lo avrebbero arrestato", ha ricordato. "In Israele era stato picchiato, incarcerato, era considerato un 'indesiderabile'. Vittorio era entrato a Gaza passando da Rafah e tornerà a casa attraversando lo stesso valico, che porta in Egitto"
Dico: ma se il figlio era un pacifista, avrebbe mai voluto una chiusura/mancanza simile? Credo proprio di no. Anzi, la Storia (con la "s" maiuscola) ci insegna che da una scomparsa così dolorosa possiamo costruire un mondo migliore. Mancare di rispetto alle aspirazioni di un pacifista "vero", significa che c'è qualcosa che non va, che non funziona.
Ammetto pure che non ho mai creduto che i pacifisti fossero/siano veramente imparziali; del resto le cause maggiormente scelte da loro, guarda caso, implicano sempre un disprezzare Israele o gli Stati Uniti; e spesso le loro istanze, seppur nobili, vengono macchiate pesantemente da un antisemitismo di ritorno mascherato da buone intenzioni (contro cui nessun mass media si arrischia, per carità).
Però, e qui mi ci casca tutta la vulgata, se Arrigoni fosse stato ucciso da un soldato israeliano, giammai avremmo sentito scandire i mille distinguo che invece i mass media si sono affrettati a snocciolare a proposito del fatto che il povero ragazzo è stato ucciso da un gruppo di palestinesi, ops... salafiti (che fa comodo annoverare quindi nell'integralismo; e chissenefrega se a Gaza l'integralismo sussiste vincente - indipendentemente dai salafiti stessi quindi; e quindi senza potersi inventare nulla contro un'eventuale ingerenza israeliana).
Se questo è un modo per commemorare una lotta pacifica, se questa è l'unica vera strada del pacifismo, ho fatto bene più di tre lustri fa ad abbandonare questi movimenti, perché la loro è solo un'altra via per esprimere violenza; quella dialettica, la più pericolosa.

Nessun commento: