sabato 9 aprile 2011

stephen hawking

Quando l'altro giorno il canonico leghista insultava Ileana Argentin, mi è immediatamente venuto in mente Stephen Hawking, questo piccolo folletto della scienza: bloccato fisicamente, ha fatto della sua intelligenza l'arma vincente, con risultati intellettuali che susciterebbero invidia anche al più presuntuoso degli ignoranti.
Detto ciò, l'uscita di questo suo nuovo - essenziale - libro mi ha portato a fare un paio di ragionamenti.
Se ci pensate bene, quando uno prova a dichiararsi ateo, tra le tante risposte che subisce c'è quella più imbarazzante: "prima di esprimerti così, dovresti leggere i testi sacri"; il che implica che il credente l'abbia diligentemente fatto; il che implica che una nostra eventuale lettura ponderata, comporterà automaticamente una conversione sanpaolesca.
Al di là del fatto personale - che cioè io ho letto buona parte dei testi delle tre confessioni monoteistiche (ma non significa niente) - verrebbe da fare l'osservazione opposta: se i credenti, così fervidi e risoluti, provassero a leggere testi "atei" (che poi non esistono, lo sappiamo), cosa vuol dire?, che automaticamente diventerebbero atei?
Sbolognata questa parte volutamente ridicola (ma non è colpa mia), passiamo ad un'altra osservazione: se non ci fosse l'umanità sul pianeta Terra, quali sono quelle "cose" che esisterebbero comunque? D'impulso: musica e scienza. Qualsiasi altra cosa vi venga in mente, sarebbe frutto della vostra elaborazione intellettuale; di quello stato di necessità - o di confronto con l'altro - che ci fa sentire la nostra essenza/esistenza. E, dunque, non ci sarebbe neanche la filosofia.
Il ragionare, cioè, è una componente essenziale dell'esistenza dell'essere umano. Il meccanismo del "penso, dunque esisto" è il primo che fa distinguere un pianeta abitato da esseri pensanti, da quello abitato dalla Natura.
Si può omettere la filosofia anche in presenza di esseri pensanti?
Sicuramente. Basta solo ragionare seguendo l'esistente, l'immaginabile, il non dimostrabile, il rischio, la sperimentazione; tutti quegli elementi, cioè, che vedono l'essere umano confrontarsi con l'ambiente, e non con se stesso e il suo ruolo all'interno di esso.
Fatto sta che storicamente l'ateo non impone nessuna delle sue idee; propone un metodo, semmai, che è il più democratico possibile (perché dà spazio a tutti), il più "umile" (perché vive nel dubbio), il più coraggioso (perché non si ferma di fronte alla prima risposta), il più insolente (perché rifiuta le verità precostituite).
Nessun ateo si è reso mai responsabile dei crimini e delle efferatezze di cui si sono macchiate le tre confessioni monoteistiche. Nessun ateo ha mai preso posizioni di comodo di fronte all'assoluto. Nessun ateo ha mai cambiato orientamento solo per proprio tornaconto.
No, non è un'elegia dell'ateismo: semplicemente l'ateismo non esiste; esistono gli atei, dove, cioè, all'idea "capitalistica" dell'individualismo viene sostituita l'aspirazione umana dell'essere unici ed "individuabili". Senza il metodo dell'ateo, il mondo sarebbe fermo all'età della pietra.
Oggi, con questo folgorante libro di Stephen Hawking abbiamo raggiunto una nuova idea di ruota: è un libro da leggere tutto d'un fiato; e poi da rileggere, da rileggere, da rileggere... arrivando oltre la presunzione della fede assoluta, dell'arroganza di una religione plastificata e criminogena, per poi arrivare di fronte a una nuova biblioteca del futuro, misteriosa e tutta da scoprire.

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