giovedì 28 aprile 2011

voglia di vivere, diritto di morire

L'altro giorno sono incappato nella parola "tomismo": in un primo momento ho pensato fosse la malattia di un insistente lettore della Capanna dello zio Tom; poi ho scoperto essere il nodo attraverso cui San Tommaso forgiò il pensiero cristiano moderno. Brutalmente: la ragione è una ficata; quando si scontra con la fede, però, la fede ha sempre ragione.
Dice "stai banalizzando"... epperché, scusate, ma perché diamine dovrei provare ad essere più profondo? Ragionare, cioè, per assolutismi, è una forma di miseria, di arroganza e di furbo astenersi dalle proprie responsabilità. 
Miseria, perché alla fine chi ci rimette è solo il concetto; non chi l'ha espresso, che quindi furbamente può dissociarsene in caso di insuccesso (tempo fa, un tizio disconobbe Cristo, proprio mentre un gallo cantava tre volte).
Arroganza, perché si pone nell'assoluto un'invece personale lettura delle cose. Ed essere personali, individuabili, è il primo timore del codardo senza pensiero.
Furba astensione, perché così le cose esistono, e nessuno può farci nulla: meglio adeguarsi che esprimere una propria distanza; il calore puzzolente della massa è un sicuro sollievo rispetto al freddo ponderare con le proprie sinapsi.
Fatto sta che finché il mondo cattolico si ostinerà a pretendere che la sua etica sia anche la mia, il dialogo non potrà sussistere. 
Finché, cioè, il mondo cattolico attribuirà anche a me il suo dio; finché si ostinerà ad entrare nella mia casa, e decidere quale debba essere il mio comportamento; finché si maciullerà di pruriti, sentenziando però sulla mia sessualità, sul mio pensiero, sulla mia etica, sulla mia morale... finché, quindi, il mondo cattolico si ostinerà a non farsi gli stracazzi suoi, nessun dialogo sarà possibile.
Se, armati dei loro pedicelli e della loro incuria, i cattolici preferiscono restare vegetali su un letto d'ospedale, sopravvivere in una famiglia distrutta, allevare un figlio di uno stupro, fare sesso in automatico anziché godersi il proprio corpo, sono problemi loro, che non mi riguardano. Gente così non la frequenterei mai.
Ma la mia vita è solo mia, e sono io che decido della mia eventuale eutanasia, del mio testamento biologico, del mio divorzio, del mio aborto, della mia sessualità.
Un uomo e una donna religiosi e moderni hanno di fronte due scelte: o credere in Cristo, e quindi farsi i cazzi loro; o credere nel Vaticano, e quindi rompere i coglioni al prossimo.
Per quel che mi riguarda, contro i secondi la mia guerra sarà totale.
Però... c'è un bel però: la mia Carta Costituzionale è anche quella di tutti gli italiani, e dà il diritto a tutti di esistere come meglio si crede, in totale armonia. Il primo che stecca, va punito nella maniera consona alla sua prevaricazione. 
O qualcuno fa rispettare la Costituzione come si deve, o qui cominciano a volare schiaffi. Ma di quelli che fanno male.

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