martedì 31 maggio 2011

all'ombra di una sinistra in fiore

L'altro ieri su Repubblica, Cacciari dimostrava la sua dimostrata arguzia, elencando eventi e situazioni che puntualmente si sono rivelati. Nel titolo dell'intervista, stranamente il proto (o chi per lui) azzeccava una delle parti nodali dell'intervento: "la sinistra vincerà, ma il pericolo è illudersi di avere in tasca le politiche".
Ecco, credo sia necessario partire proprio da questo punto, aggiungendo anche alcune domane: chi ha vinto nella sinistra; quanto ha perso Berlusconi; cosa bisogna fare per vincere ancora; come bisogna cambiare per essere credibili.
In realtà credo che il PD non abbia proprio vinto. O meglio, nella persona di Stefano Boeri direi di sì: ha dimostrato che se in una primaria perdi (e chi mi conosce sa quanto trovi ridicole le primarie), devi accettare la sconfitta e lavorare comunque perché il tuo compagno vincente si affermi. Stefano Boeri l'ha fatto; tutti gli altri, in passato, no (al di là se ci fossero delle primarie vere e proprie, intendiamoci): l'elenco è lunghissimo e imbarazzante.
Un altro elemento nodale che viene spesso dimenticato è Nichi Vendola, sbertucciato quotidianamente dai fighetti (da Cerasa, passando per Costa, finendo con Sofri), isolato da D'Alema, ignorato da Veltroni, tollerato elegantemente da Bersani, il vero vincente è Vendola, "o' ricchione", come usano chiamarlo dalle sue parti. Perché Vendola non è ideologico, non è solo parole da una parte, non è solo amministrazione dall'altra. In più, esattamente come Obama (proporzionalmente, eh!), non ha fatto leva sulla sua condizione di emarginato per dire la sua, né tantomeno esprime con goffa spetacolarizzazione una condizione sessuale che nei paesi civili non sarebbe neanche motivo di argomento.
Gli stessi fighetti che lo ridicolizzavano continuamente, non solo non hanno fatto mea culpa oggi, ma con un'idiosincrasia che sa quasi di patologico, hanno appoggiato Pisapia, cioè una sua idea, cioè un suo metodo, cioè un suo approccio nei confronti della politica. Una contraddizione così evidente, che anche in certe stanze dei quarantenni di sinistra dovrebbe aggirarsi un minimo di pudore: ma così non è e non sarà, anzi. 
Certo è che il pretesto di tanto avallo è stato il garantismo di Pisapia (ho letto grottesche manipolazioni di sue affermazioni sui giudici, che in confronto quelle di Berlusconi sono rosa e fiori): un motivo limitante e risibile su qualcosa di invece molto più vasto e che va al di là delle indiscutibili qualità del personaggio.
Fatto sta che Pisapia fa parte di un progetto; se l'odierna neonomenklatura di intellettuali di centrosinistra non vuole comprenderne l'afflato, tra qualche mese ci ritroveremo punto e accapo.
E l'antica nomenklatura di intellettuali? Be', anch'essa ha le sue parti di colpa: ditemi quanti intellettuali si sono veramente prodigati per Pisapia. Quanti cioè sono scesi nell'agone politico per appoggiare lui e il progetto vendoliano. Ora stanno lì a godersi una vittoria che non è loro; pronti a scrivere memorie di battaglie non proprie, magari per Mondadori.
De Magistris, figlio di Di Pietro in tutti i sensi. Che Di Pietro sia un'altra bella gatta da pelare - non collocabile socialmente (perlomeno sulla carta) - è un dato di fatto su cui bisogna far qualche ragionamento. Sicuramente Napoli non è un buon cardine di riferimento per le pretese nazionali dell'ex pm, va detto. A livello italiano, cioè, Di Pietro non potrebbe basarsi sui meccanismi di questa vittoria partenopea; e speriamo che qualcuno lo consigli bene. Dovrebbe, insomma, trovare una formula matemagica identica a quella di Vendola. Brutalmente: non credo ne sia capace, perché gli manca la cultura (nel senso più aulico del termine). Ergo, il futuro centrosinistra dovrebbe essere capace di interpretare le motivazioni degli elettori di Di Pietro per riprenderseli sotto l'ala.
Noi abbiamo sempre avuto un'idea del "centro" italiano come un covo di democristiani e/o di moderati. Eppure, o il famoso "centro" non è andato a votare in massa (come dimostravano certi dati di Repubblica), oppure ha scelto con intelligenza, e non con il vecchio adagio del bau bau comunista.
Anche qui il centrosinistra dovrebbe capire che il vento è cambiato, ma non a suo favore: semplicemente, la gggente si regola sull'essere e non sul dover essere; riferimento il mio che non è solo filosofico, ma sulla carta molto vendoliano, e quindi molto pragmatico (altrimenti, come conciliare Pisapia col Leoncavallo?).
La vera personalità vincente, insomma, è l'elettorato, multiforme e non più ideologizzato, con tutte le sue contraddizioni e le sue debolezze (e, finalmente!, dotato di un'ironia e di una pazienza incredibili e insospettabili). Una volta tanto, cioè, sono stati gli elettori a dare un segnale - fortissimo, cui il centrosinistra non deve dare solo risposte, ma deve sapersi limitare nel proprio pensare se stesso come un immenso e grottesco golem: togliere dai piedi D'Alema, Veltroni e tutto quell'agglomerato impalpabile di eterni sconfitti, dovrebbe essere il primo vero segnale simbolico.
Berlusconi, si sa, non cambia. I suoi insulti, le sue grossolanerie sono sempre state le stesse (e quando si scaglia contro la giustizia, in troppi da sinistra annuiscono, cazzo!). Se la gggente si è accorta solo adesso che razza di persona sia, solo perché si ritrova senza soldi a metà mese, è comunque un pessimo segnale culturale. Possibile, cioè, che il motore di una rivoluzione sia solo una rivalsa economica? Tutta qui la nostra dignità? Ne dubito... o almeno, mi piace dubitarne.
Servono ideali pragmatici alla Vendola, non cazzate ideologiche senza costrutto, ricche di volemosebenismo, da cui però sono per primi quelli del centrosinistra ad allontanarsi per mantenere il proprio privilegio. L'eterna sinistra delle conventicole, della Rai occupata, del meritocratismo genetico e non reale, del non fare a se stessi quello che si vuole fare agli altri... queste cose non premiano e non premieranno più.
Proviamo a dare qualcosa di diverso e di nuovo: la gggente adesso c'è.

4 commenti:

fabio ha detto...

Mi è bastato il primo trafiletto: la parola "arguzia" accostata al nome di Cacciari.
Questo bollito, così come tanti altri bolliti del PD, non ci capisce più niente. Solo poco tempo fa' (il link è qui sotto) pronosticava la sconfitta sicura di Pisapia. Arguzia?
http://affaritaliani.libero.it/milano/cacciari_primarie_albertini_terzo_polo151110.html

Che si facciano da parte, lui, D'Alema e compagnia e le loro imbattibili strategie di allargamento al centro. Largo ai giovani che sono bravi e le proposte le hanno, altroché. Cacciari ricordo che anni fa' proponeva la CDU bavarese, per dire quanto potesse essere arguto costui.

AL ha detto...

Tre cose opposte.
1 - se una persona dice cose sciocche e poi intelligenti, forse sono più importanti le cose che dice, no?
2 - sono sicuro che gli e/lettori di sinistra siano più educati e meno prevenuti di te
3 - grazie del documento: non sapevo e ne farò tesoro... e non sto scherzando
Saluti,
Alessandro

Bos ha detto...

Stefano Boeri. Tito è il fratello...

La mia analisi è abbastanza diversa: le primarie mi sembrano uscite ingigantite dall'elezione (Napoli dimostra come farle fallire, gli altri casi come farle fruttare). Vendola e Di Pietro contano come personaggi, molto meno come partiti. Secondo me le elezioni dimostrano invece che le alleanze e i partiti (specie i piccoli) contano fino a un certo punto (e quindi i leader di partiti piccoli contano fino a un certo punto: inclusi Vendola, Di Pietro, Grillo) e che se il candidato si muove bene ed è credibile la gente dei partiti se ne frega proprio (come anche tu rilevi). Non ho visto da nessuna parte, per esempio, rilevanti le indicazioni dei partiti ai ballottaggi: la gente valuta e vota (o si astiene). I voti non sono dei partiti: e rispetto a 20 anni fa è un cambiamento rilevante. Vendola ha indovinato Pisapia, ma non so se questo dimostra qualcosa di più generale. Può darsi di sì, ma non sono in grado di dirlo.

E, per la verità, dimostra anche che in tutto questo di solito il PD, se riesce a fare squadra e a unirsi e coagulare i movimenti civici, è centrale e vince. Non importa se con sinistra o centro, se ha candidati credibili e che parlano alla gente (le primarie aiutano ad instaurare questo meccanismo di partecipazione, anche se spesso sono fasulle: ma per la partecipazione funzionano). Nella mia regione Serracchiani ha vinto battaglie locali storicamente perdenti (Trieste, ma anche Palmanova) imponendo candidati credibili (localmente) con una linea di alleanza con liste civiche che in passato il partito aveva volutamente snobbato (e che aveva portato alla sconfitta finale di Illy, per esempio).

Seriamente, credo che il PD o segue questa linea, o farà la fine che i vari D'Alema/Veltroni gli han fatto fare prima d'ora. Se era una prova di linea, direi che ha funzionato.

Non trovo l'appoggio a Pisapia una vittoria del metodo Vendola, ma del metodo PD con le primarie di coalizione. Se sono primarie di coalizione, l'80% delle volte vincerà il candidato del PD, le altre degli altri partiti, come a Milano. Se però vincono, è giusto che il PD li appoggi. Questo non svaluta le primarie né il PD, ma dimostra che sanno fare squadra: cosa che per la sinistra storicamente è un problema. Sono stato molto colpito da questo aspetto. Credo che Bersani sia più pratico e onesto (e con meno vendette personali da portare avanti) dei suoi predecessori.

In tutto questo, però, contano moltissimo le divisioni della destra e la delusione del suo elettorato. Come un mio amico vendolian-dipietrista ha detto: credo che molto del merito di questo risultato sia di Fini. Ha squarciato il velo e non sta ottenendo risultati, ma alcuni di quelli che votavano il centrodestra pur detestando Berlusconi (credimi, ci sono), si son fatti due domande. Un tempo Berlusconi figurava come il paciere fra Fini e Bossi, ora è fra i litiganti. E la gente lo punisce.

AL ha detto...

Grazie per la correzione: lapsus in automatico, capirai.

Per il resto, trovo molto interessanti le tue argomentazioni, e ti ringrazio moltissimo.

Un caro saluto,
Alessandro