martedì 10 maggio 2011

la mia giornata della Memoria delle vittime del terrorismo

Per una serie di motivi che non sto a dirvi, approfittando dello sciopero, venerdì scorso ero a Milano. Ero così rammaricato del non poter partecipare alla manifestazione della Cgil a Roma, che alla fine mi ci sono ritrovato dentro fino al collo proprio lì, nel capoluogo lombardo.
Passeggiando tra i manifestanti, mi sono sentito con la coscienza a posto - almeno avevo fatto presenza; finché, ad un certo punto, qualcosa ha richiamato la mia attenzione: una banca. Quella banca.
Il marciapiede era deserto; la guardia occhieggiava distrattamente i manifestanti poco distanti, che passando proprio all'altezza della facciata applaudivano spontaneamente in ricordo di quei fatti.
Con la mia aria da turista per caso, macchina fotografica a tracolla e un fare dinoccolato, mi sono avvicinato a quella mite figura, e gli ho chiesto: "ma è questa LA banca". La guardia mi ha sorriso, "sì, è questa... venga, l'accompagno".
Siamo entrati dentro con passo rispettoso, quasi felpato. Al centro - là dov'era esplosa la bomba - un tavolo molto particolare, di quelli che suonano di arte contemporanea e di richiamo storico al tempo stesso: le ipotetiche sedie riproducevano i numeri di un orologio; il tavolo era spaccato in corrispondenza dell'ora dell'esplosione, al centro una scultura bronzea si arrampicava verso l'alto..
Il silenzio. Il silenzio assoluto. La guardia ed io eravamo accanto l'uno all'altro, scambiandoci qualcosa di impalpabile, di indefinibile; come se fosse impossibile tenersi quel terribile groppo in gola che ti sale fino agli occhi quando vivi certe emozioni. Seppur in silenzio, ci siamo scambiati così tante cose, che il doveroso congedarsi, da doloroso è diventato quasi liberatorio.
Eppure una frase scema mi è uscita fuori, incontrollabile: "è da qui che è iniziato tutto..."; e lui: "no, è da qui che tutto è finito...".

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