martedì 24 maggio 2011

lezioni di giornalismo viste da vicino

Per me è quasi un divertimento sottolineare il pecionismo altrui, specie di chi si ammanta di chissà quali verità. In alcuni casi, però, è come sparare sulla Croce Rossa: la mia vittima prediletta ne ha fatta un'altra delle sue. 
Lo sapete: la presunta aggressione alla fan della Moratti è frutto di una banale caduta accidentale, che ha visto coinvolti vari clienti di un mercato milanese. Una sciocchezza, insomma, amplificata dai media di entrambe le parti per speciose convenienze politiche.
Un buon giornalista tira innanzi, e si preoccupa d'altro, no?
Un giornalista che, invece, vuole sempre e solo farsi notare, s'inventa il giochetto che segue.
Nel titolo del post ridimensiona il fatto in sé, giusto per sembrare parco; poi, riporta una testimonianza anonima (perché tale ha richiesto di restare) che conferma quanto sia stata inverosimile l'aggressione (e quindi comunque dice la sua); però la precede con uno strategico "vale quel che vale", così la calunnia/verità è stata lanciata, ma lui non c'entra nulla, oh!; e a chi gli fa notare l'ipocrisia, risponde con la canonica supponenza. Intanto, però, ha partecipato alla rissa, tenendosene fintamente distante, ma aggiungendo qualcosa e raggiungendo il suo scopo edonistico (colpa anche mia, ammettiamolo).
Insomma, è esattamente quel tipo di giornalismo all'italiana che ha reso l'informazione poco credibile e molto inaffidabile: rincorrere gli eventi, pur di essere sempre dentro il caos che li genera, tenendosene però a furba distanza. Ma che fine hanno fatto il silenzio o il tacere sempre e comunque?
Voglio dire che mettere le mani avanti per evitare di sentirsi tacciare di banalità, è una furba furbezza per innalzarsi a giusto, mantenendo nel contempo lettori, curiosoni e citazioni sui motori di ricerca.
E meno male che sono io quello che racconta le balle!
Oh, sveglia!, usciamo da questo modo di fare web!

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