sabato 4 giugno 2011

l'albero di Malick con una corda appesa

La mia recensione dell’Albero di Malick, ha generato un paio di situazioni niente male.
Forte del fatto che già in passato un mio caro amico di penna aveva parlato con Augias della teodicea, ho provato a rilanciare la palla anche io, per provare a capire come il curatore dei commenti di Repubblica potesse leggere un film del genere: una lettera buttata là, che invece Augias ha prontamente pubblicato, riassestandola e tagliandola di un paio di passaggi: il primo, inutile, perché considerati i tempi lo chiamavo scherzosamente “compagno Augias” (e lui ha pure risposto acido quando gliel’ho fatto giocosamente notare, bah…); il secondo, fondamentale, perché ha tolto una parentesi in cui mi definivo ateo.
Non l’avesse mai fatto: mi sono arrivate numerose lettere di quasi-post-assolutamente credenti, che hanno avallato chissà quale mia tesi di cristianesimo insito in Malick (quando, invece, nella recensione chiaramente usavo il termine in ben altri modi). Il che fa capire che la lingua italiana è straordinaria: togli un pezzo, mantieni comunque un qualsivoglia significato, magari opposto a quel che volevi dire. Anzi, addirittura un tipo, non contento, si è messo a leggere anche il mio blog, dimostrandomi (a me medesimo, insomma) che il mio è un pensiero cristiano, e che avevo scritto che Malick è cristiano; e visto che poi ho negato tutto nella mia replica privata, potrei pure andare a cagare.
Cosa che ho prontamente fatto.

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