venerdì 17 giugno 2011

saviano, the commentator, e l'Italia che non c'è

Non è che odi-et-amo Saviano, e l'ho spiegato più volte qui (poi, figuriamoci, sarebbe come parlar male di Garibaldi): è che questa sua fame di commentare su tutto - indotta dai soliti opportunisti - gli fa dire anche cose inesatte.
Io non credo che
  • ci sia un movimento consapevole di essere tale
  • né tantomeno che ci sia stato un risveglio di chissà chi
  • né che da parte del centrosinistra sia cambiato l'approccio
  • e, per venire a Sofri, neanche vedo un successo della retroguardia, come erroneamente ha scritto qui (insultando, as usual, chi non la pensa come lui)
Insomma: il web è ancora disorganizzato, e guai se non lo fosse. Il web bisogna saperlo leggere, ma non certo saperlo usare con un approccio definitivo, perché le istruzioni per l'uso cambiano di continuo e non garantiscono né qualità, né eccellenza, né sobrietà, né buon senso. Il web è come un organismo senza anticorpi: pericoloso ed affasciante, ma pur sempre disorganizzato.
Eppoi, il noiosissimo dibattitismo sinistrorso che si intravede in certi movimenti autorganizzati del web, fa tenerezza, è inconcludente, e arriva solo a chi vive del web. Ma non esce fuori da se stesso. E con un popolo vecchio come il nostro, è essenziale essere anche dentro la società.
In più, e l'ho spesso dimostrato, i cosiddetti maestri del web non sono certo esemplari per etica, imparzialità, senso del dovere e senso dello Stato. Sostanzialmente, vivono di autoreferenzialismo, sono geneticamente raccomandati, non hanno mai mosso un passo contro il sistema che li ha favoriti - e che per farlo ha penalizzato la meritocrazia, la correttezza, il civismo più immediato.
Ho già scritto che se risveglio italico c'è stato, è stato solo per motivi economici; il modo più squallido per stare al mondo, il meno efficace politicamente, il più demagogico e populista. Ma mai affidabile.
Il centrosinistra è sempre quello, non ci stanno santi che tengano. La grande fortuna che stiamo vivendo sta solo nel fatto che Berlusconi sta crollando su se stesso, come tutti i giganti senza contenuto; e nonostante i fighetti di sempre abbiano fatto di tutto per diffidare dall'antiberlusconismo (quindi, correndogli in soccorso), è proprio qui che invece dobbiamo ripartire: se berlusconismo è il nome che vogliamo dare adesso per attualizzare tutti i vizi italici, ebbene: abbattiamo il berlusconismo.
Il berlusconismo sta dentro di noi, è parte di noi, siamo anche noi. Finché questo concetto non ci entrerà nella capoccia, e finché non faremo nulla per eliminarlo dai nostri comportamenti, potremo dire e fare quello che vogliamo, ma sarà temporaneo e fragile, molto fragile.

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