domenica 12 giugno 2011

votare è un dovere, per il "sì" è un diritto, ma...

... ma mi sfugge perché dobbiamo sempre e solo fare queste cose all'italiana.
Sin dai tempi di Chernobyl non siamo stati capaci di sviluppare un lungimirante progetto di energia alternativa: con la paura cioè di affrontare un elettorato ignorante e umorale, di intraprendere una politica meritocratica e quindi competente (gli scienziati "buoni", raramente hanno lo spazio che meritano), di stabilire regole e sacrifici dal forte significato pratico e tutt'altro che ideologico, ci ritroviamo qui a distanza di lustri ancora fermi ai blocchi di partenza. Eolico e solare quasi non esistono, e la ricerca è ferma e stantìa (con questi chiari di luna, poi...).
Peggio mi sento per quel che riguarda l'acqua: la gestione pubblica è stata uno schifo, e anziché debellarne cause e quindi effeti, si è preferito vivacchiare.
Insomma, e come al solito, siamo di fronte a quattro scelte giuste e legittime, ma con la sola prospettiva che aspiriamo a qualcosa e invece dobbiamo accontentarci. Cioè: operiamo la nostra scelta referendari con la pistola puntata alla tempia; perché se resta il privato, sarebbe peggio del pubblico, e se passa il nucleare le scorie ce le mettiamo in quel posto. Ma solo perché siamo in Italia. Abbiamo scelto e sceglieremo, cioè, il meno peggio.
Che rabbia.

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