mercoledì 6 luglio 2011

boh TAV

L’altro giorno l’ex sindaco Chiamparino, che certo non è un berlusconiano, ha ricordato l’elementare principio secondo il quale la democrazia ha delle regole, per cui un’opera ormai decisa e deliberata non può essere messa in discussione all’infinito. Oltretutto, prima di dare il via all’opera, ci sono stati centinaia di incontri con i sindaci, variazioni del tracciato, e via dicendo. Insomma non si può dire che non si siano ascoltate anche le ragioni di chi era contrario.

Pure le accuse rivolte alla polizia ci paiono deliranti. Si è parlato di cariche di tipo sudamericano. A noi pare che, a differenza di quanto accadde dieci anni fa a Genova, la polizia sia stata attentissima a non compiere alcun abuso. Si è difesa, certo: non doveva? L’elenco dei feriti però parla chiaro: la stragrande maggioranza sono poliziotti, non manifestanti. E comunque anche qui c’è una sproporzione stupefacente tra la realtà e la sua raffigurazione fornita da alcuni capi della protesta: la polizia ha cercato di garantire l’apertura di un cantiere, non è venuta a reprimere un’espressione di libero pensiero.

Chi guida a viso scoperto la protesta, non mette il passamontagna dei delinquenti e vuole sinceramente mantenere il tutto nell’ambito della manifestazione pacifica, dovrebbe riflettere sull’effetto che certe iperboli hanno sulle teste calde. Si sa che ci sono, le teste calde. Se si continua a far credere che in Val di Susa invece che un treno passerà un golpe, sarà più difficile operare distinzioni nette tra le manifestazioni del mattino e quelle del pomeriggio
A supporto di quest'ottima analisi di Michele Brambilla da La Stampa che avete appena letto, vi rimando anche a questa videoinchiesta di Cosmo sulla TAV giapponese (il Shinkansen).

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