domenica 3 luglio 2011

come reagire alla "movida" romana?

Fate uno sforzo d'immaginazione. Fatelo seriamente.
Immaginate di stare a casa vostra. Fatto?
Ecco.
Ora immaginate che ogni notte non potete andare a dormire perché sotto le vostre finestre si accumula una massa sterminata di amebe vocianti. Fatto?
Ecco.
Ora immaginate di vivere un'esperienza del genere ogni giorno, 365 giorni l'anno, per anni e anni e anni. Fatto?
Ecco.
Ora immaginate di voler far leva sul buon senso e la buona educazione dei commercianti che attirano queste amebe, e di ricevere in cambio o insulti o spalle alzate. Fatto?
Ecco.
Ora immaginate di non ricevere una risposta che sia una alle vostre proteste dalla polizia municipale, dai carabinieri, dalla Asl, dalla polizia di Stato, dall'ufficio del Municipio, dall'ufficio del Sindaco, da nessuno insomma. Fatto?
Ecco.
I minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni passano, e nessuno trova una soluzione al vostro diritto al sonno.
Non dormite, non dormirete, vi ignorano amabilmente.
In più vi prendono in giro: c'è chi vi dirà che è lo scotto che dovete pagare perché abitate lì piuttosto che là; c'è quello che sbandiererà il diritto di UN commerciante a scapito del sonno di 1000 persone; c'è il quotidiano preferito - tipo Repubblica - che userà il vostro annoso problema solo se il sindaco è politicamente avverso; c'è il fighetto che abita protetto da tutto questo, e che blatererà astrattamente sul diritto ai "momenti d'aggregazione" (e giù gli scemi/zecche ad applaudire); c'è chi userà il vecchio adagio che "Roma è una città difficile", per deresponsabilizzare quindi tutti; c'è chi vi guarderà come foste un alieno, perché - si sa - il tutto è inevitabile...
Dopo tutto questo bell'elenco, cosa vi potrebbe mai passare per la testa? Pensateci attentamente, molto attentamente: ne avrete paura per primi; molta paura.


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