martedì 26 luglio 2011

dai garantisti mi guardo io

È accaduto, ma non doveva accadere: la civile civiltà della Norvegia, la composta reazione di quelle istituzioni, l'impianto culturale del Nord Europa, nulla possono contro la strumentalizzazione dei garantisti di casa nostra. Ieri mi ero lamentato di come il web non avesse percepito la beceritudine di certo giornalismo nostrano, oggi segnalo quanto certi prevedibili fighetti ne abbiano approfittato per esaltarne il proverbiale sistema carcerario.
La cosa interessante, e che dovrebbe far indignare anche il più distratto dei lettori di questi fighetti, è che quello che loro chiamano "garantismo", in realtà è "civiltà". Non per essere ovvio, ma bisogna sempre diffidare degli "ismi", anche quelli di cui tanto si sbrodolano i radicali (una categoria politica ontologicamente incapace di essere affidabile e/o coerente): e il "garantismo" non si sottrae a questa regola.
In sistesi: un paese non è esemplare perché "garantista", o meglio: civile; un paese esemplare è automaticamente civile, e quindi di conseguenza è anche "garantista". Il gioco delle tre carte che invece viene portato avanti da questi fighetti è perlomeno avvilente se non in malafede.
E se finora questo mio post può sembrare un'invettiva gratuita e livorosa, non lo è il fatto che in Italia il "garantismo" sussiste già, e non solo in ambito politico (la cosiddetta "casta", che comunque si difende e ha i suoi anticorpi); il "garantismo" pulcioso sussiste anche tra la nomenklatura degli intellettuali, dei giornalisti, di tutte quelle categorie "professionali" che in un paese civile farebbero di tutto per essere uguali agli altri, e che qui in Italia invece fanno orwellianamente a gara per essere "più uguali degli altri".
Guardate tutti quelli che hanno partecipato alla mattanza degli Anni di Piombo. Attenzione: non alla manovalanza, a quelli catturati, ma ai "terorici", ai "cattivi maestri", a quelli che insomma ancora oggi condizionano il comune pensare e il doveroso ragionare.
Quanti di questi hanno fatto un passo indietro? Quanti di questi hanno realmente compreso che razza di danni hanno causato e stanno causando con quelle scelte scellerate? Eppure te li ritrovi sempre lì, a pontificare, a indicare vie, a condizionare la nostra vita - non solo quella politica. E dei loro reati non si parla, se non come un errore di percorso, come un'ingiustizia divina.
Quindi, e concludo, è vero che la Norvegia non ha mai fatto realmente i contri col proprio passato di collaborazionista con il Nazismo; è vero che i paesi scandinavi hanno un sistema sociale che produce anche il più alto tasso di suicidi nel mondo occidentale; è vero che la loro arte cinematografica (e letteraria) ha mandato e manda segnali allarmanti di disagio psicologico... ma è anche vero che se la loro struttura sociale funziona, anche sotto la prospettiva carceraria, non va preso solo il suo aspetto finale per sbandierarlo per puro e becero tornacontro personale (come appunto fanno i nostri fighetti), va anche fatto il percorso inverso e capire come mai quella cultura lo produce e come mai la nostra non l'abbia ancora prodotto. Insomma, se gli attori della commedia italica sono sempre gli stessi, anche lo spettacolo sarà sempre lo stesso: deludente e ipocrita.

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