lunedì 25 luglio 2011

dietro la Norvegia, il giornalismo più becero

Mentre i periodici del Berlusca facevano una gara grossolana e provincialotta per additare agli arabi le colpe della strage norvegese, mi sono soffermato a pensare come in realtà una cosa del genere accada anche tra i giornalisti apparentemente più pacati.
Per dirne una, chi mi legge da sempre sa quanto non sopporti il vacuo "è polemica" che accompagna ogni possibile evento, utile solo per mettere le mani avanti e lo spirito critico in un cassetto.
Ma c'è veramente di peggio.
Per esempio, l'altro giorno Napolitano ha brutalmente sgridato i giudici, nel momento meno opportuno che si potesse immaginare (e non è la prima volta), e Repubblica si è inventata il contrario.
Oppure: i palestinesi tirano un mucchietto di missili contro Israele, e nessuno dice nulla (magari qualche volta si buttano là i nomi dei gruppuscoli terroristi, ma senza contesto: la gente dimentica, e non sa fare due-più-due). Però quando l'esercito israeliano risponde, i giornali si scatenano con frasi tipo "Israele bombarda i palestinesi", senza contestualizzare ovviamente. Un giochetto dialettico tutt'altro che dissimulato, e che dimostra di fatto l'antisemitismo diffuso tra noi italiani.
Antisemitismo goffo e improduttivo, dimostrabile anche nell'ultimo Internazionale, dove la sempre accidiosa Hass ha raccontato il suo arresto, decantando l'afflato pacifista della Flottiglia; dimenticando di aggiungere, però, che i due milioni di euro spesi per quella pagliacciata potevano essere destinati a ben altro, e più costruttivo. 
Adesso accade che un cristiano fa una strage, e subito tutti a mettergli accanto un aggettivo che non ingeneri confusione tra cristiani buoni (tanti) e cristiani cattivi (pochi).
Senza scomodare l'uccisione di 80 milioni di nativi, o le numerose guerre più o meno combattute dai cristiani contro chiunque non la pensasse e non la pensa come loro, non si capisce perché quando un pazzo arabo compie un gesto analogo, si fa a gara nell'accomunarlo a tutti gli islamici possibili ed immaginabili, cercando disperatamente di dimostrare però che qualche islamico buono esisterà pure da qualche parte.
Insomma, per il giornalismo italico, uno stragista cristiano è un caso isolato, uno stragista islamico è figlio di un insieme di casi isolati, con tutte le ipocrisie che seguono.
Io non capisco francamente perché nell'era tecnologica ci si ostini ad abusare questi mezzucci ridicoli e patetici. In teoria il web dovrebbe agire, reagire e magari condizionare al meglio questi meccanismi così speciosi. E, invece, vedo anche anche nel web si manifestano gli identici comportamenti contraddittori
Concludo facendo i complimenti a Repubblica, e a qutti quei quotidiani che hanno pubblicato la comunque indecifrabile sequenza del bimbo che implora pietà a Breivik. Se non è sciacallaggio, come lo vogliamo chiamare?

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