mercoledì 20 luglio 2011

un prete contro i Visitor

Neanche ho fatto in tempo a buttare là la mia idea di figura clericale dentro un film horror che mi si presenta l'occasione per parlarne di nuovo. Ribadisco il concetto iniziale: il mio ateismo c'entra nulla; stiamo parlando di fiction.
Come avevo accennato, negli horror e nella fantascienza i preti assumono sostanzialmente due significati diversi: o la buttano in caciara, mettendo a repentaglio con le proprie visioni chiuse una condizione fortuita raggiunta dagli altri protagonisti; oppure sono il perno per esprimere una trama escatologica, esoterica, da fine di un mondo perlomeno razionale.
Raramente ho assistito a figure clericali convincenti, tipo quello alla Gene Hackman che si vede nel Poseidon (che non appartiene ai due generi citati, ma rende l'idea).
Ebbene, nella versione postmoderna dei Visitors, c'è una figura di prete veramente fatta bene, equilibrata e convincente, umana e mai bigotta, intelligente e contraddittoria alla bisogna. Insomma, chi ha scritto quelle sceneggiature è riuscito a usare il prete della situazione in maniera veramente complessa, ma mai complicata o fine a se stessa. Tanto che alla fine è la figura di prete reale che funziona, e non quello che forzatamente gli è stata attribuita finora in troppe fiction. Tanto che di tutti i personaggi di questa nuova versione dei Visitor, è l'unica che lavora di fino, senza stereotipi o forzature.
Certo, l'intero impianto della quasi-serie traballa proprio perché troppo incentrata su personaggi canonici (a proposito: siamo tornati al 4+3 tipico delle sceneggiature standard, che Lost aveva provato a destrutturare), ma alla fine a me diverte più vedere cosa farà lui piuttosto che tutta la compagnia cantante.
Dimenticavo: JOHN MAY LIVES!

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