martedì 2 agosto 2011

2 agosto 1980

Ogni anno il 2 agosto significa qualcosa.
Quando nel maggio di quest'anno ero passato nella banca di Milano, quella banca, il giorno dopo - e sempre fortuitamente - mi sono ritrovato dentro la Stazione di Bologna.
Se è vero che i morti lasciano qualcosa, in quell'ambiente si respirava un'aria particolare. Lo sapete, non credo a queste sciocchezze: una volta, però, in piena Toscana, mi ero ritrovato in un paesino solitario, grazioso, illuminato bene; ma si respirava un'aria strana, dolorosa, pesante... non lo sapevo prima di arrivarci, ma in quel posto si era consumato, infatti, una delle tanti stragi nazifasciste che hanno costellato l'Italia migliore, quella coraggiosa, quella che disse no al letame repubblichino e alla furia nazista. Da quel giorno, certe sensazioni le rispetto, ed evito di razionalizzarle più di tanto.
Certo è che Bologna significa qualcosa di diverso rispetto alla strage milanese. Bologna, infatti, non ha subito la strumentalizzazione codarda e opportunista di certi maestri peggiori della sinistra peggiore. Una furia così indomita, smaccatamente figlia di un'evidente stato parallelo, non poteva essere coperta dalle solite fandonie autoreferenziali degli intellettualoidi di sempre. Ci vuole volgare coraggio a mettere il cappello su questi morti: e se ancora oggi una vera verità non è venuta fuori, è perché forse quella sinistra (che è anche questa) non si è impegnata più di tanto a cercare una verità; si è accontentata di quella che ha trovato.
Ecco, mentre la coscienza civile successiva a Milano e Brescia è stata anche pilotata da certi personaggi veramente sgradevoli, quella bolognese è genuina e figlia della gente, quella vera. Mentre Milano e Brescia sono delle icone, facili e utili alla bisogna, Bologna è un simbolo. E i simboli, si sa, sono difficili da scardinare. 

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