martedì 30 agosto 2011

guardare l'Università da un oblò

Come tutti i movimenti universitari, quello della Pantera subì il noioso parallelo con quello del '68. Le sue prerogative iniziali, ma soprattutto la qualità ed eterogeneicità delle adesioni, furono veramente impressionanti. Se tutto fosse rimasto come i primissimi giorni, a quest'ora sarebbero quelli del '68 ad essere paragonati alla Pantera.
Ma così non fu, sia per motivi fisiologici, sia per motivi "italiani".
Il primo a metterci il suo canonico zampino presenzialista fu Santoro, con una puntata delle sue, tra le più nere della televisione italiana, dove accadde di tutto e di più... anche per colpa degli autonomi e dei figgicciotti, bisogna dirlo. Se si voleva dare un pessimo ritratto del movimento, Santoro ci riuscì al 90%; il resto lo mettemmo noi.
In più, i "figli di" cercavano di avere sempre l'ultima parola e il primo profio massmediatico. Il più noto resta Anubi; gli altri non furono da meno.
L'assillo patetico dei soliti ammuffiti nostalgici, poi, fu più indiretto che diretto. Cioè: non era necessario che questi dinosauri venissero a interpretare i vinti-ma-pur-sempre-eroi: ci pensammo da soli a ricalcare le loro movenze e i loro fastidiosi vocabolari.
L'unica "arma" inedita che usammo fu la burlesca strumentalizzazione della nonviolenza, usata ed abusata a parole, perché poi nei fatti avere una parola e un'opinione diversa dai soliti noti, era cosa difficile e complicata.
Ma soprattutto storicamente eravamo al bivio: Occhetto doveva cambiare nome al PCI; già si annusava l'aria di Mani Pulite (io lavoravo di fronte alla futura sede di Forza Italia, prima di essere licenziato da una delle due proprietarie della libreria, proprio per le mie attività politiche); i giornali "nostri" ci strumentalizzavano a più non posso... non tanto quelli estremi (tipo Manifesto), che in fondo facevano la loro noiosa e prevedibile parte; ma Repubblica.
Onestamente non ho mai capito perché Repubblica di allora contestò aspramente e preventivamente quelle nostre proteste che oggi fa proprie. Tra cui le... lauree brevi.
Signori, tutto parte da quei giorni! La farsesca "Riforma Ruberti" è di fatto la madre del declino universitario italiano; e nessuno ha il coraggio di dirlo.
Forattini ci disegnava come la pelliccia spellacchiata di Occhetto. Tutti i massmedia cercavano di disegnarci e proporci per quello che non eravamo. Ma soprattutto la parte innovativa delle nostre idee veniva sempre accantonata, volutamente e forzatamente accantonata.
Una delle più note mazzate finali ce la diede proprio Repubblica con un articolo inesatto, scritto da un (allora) esordiente, che raccontò una minima parte dei fatti, che spostò l'orologio degli eventi (era notte, e non giorno), che descrisse un fatto veramente marginale (addirittura molti di noi non sapevano di quell'incontro), che aggiunse dissimulato livore, stolida supponenza e interpretazioni personalistiche tutt'altro che pertinenti... insomma: avevamo accolto a braccia aperte degli ex terroristi per consentire loro di poterci parlare della loro esperienza.
Ripeto: cosa non vera e totalmente inesatta, ma che di fatto marchiò definitivamente una situazione precaria già di suo.
La battuta oggi verrebbe spontanea: tu quoque Repubblica, che addirittura accoglierai poi le pochezze di Adriano Sofri?
Ma in realtà è interessante leggere fino in fondo il pezzo, per scovare il nome dell'autore: Riccardo Luna.

Nessun commento: