mercoledì 10 agosto 2011

il disincanto impedito

Pretesti sparsi.
  • Una collega giovanissima mi ha detto che sono disincantato.
  • L'altro giorno ho letto che Wikipedia sarebbe in difficoltà: il serbatoio degli autori "liberi" si sta esaurendo, e con questi il trend degli aggiornamenti.
  • Un commentatore assiduo si è chiesto come mai da qualche settimana non dica la mia su Sofri e compagnia.
  • Da quando sono dentro il web fino al collo, ho una visione decisamente negativa del suo utilizzo, peggiore di quanto riesca a raccontare; desolante e deprimente per come si stia dipanando e sviluppando nel panorama italico.
Questi quattro elementi messi insieme mi hanno portato a una serie di ragionamenti che cercherò di riassumere in poche righe.
Che Wikipedia sia in difficoltà, non so quanto sia vero, e onestamente non voglio neanche verificarlo: certo è che la qualità dei testi e l'affidabilità delle notizie "libere" è sempre stata disastrosa e scadente; di una sconcertante pochezza che dovrebbe allarmare anche i meno attenti.
Il motivo è che che gli autori dei lemmi non sono degli scienziati (nel senso più ampio del termine), non seguono cioè il percorso della verifica e della controverifica - come accade con la Treccani (per esempio); semplicemente accumulano nozioni, segnalando bibliografie desunte solo dal web, e correggono in base a dibattiti interni che di scientifico hanno ben poco. 
E approfittano di un problema tutt'altro che marginale: il nostro sistema scolastico è nozionistico e un bel po' vigliacco: disciplina, rigore, meritocrazia, infatti, sono malvisti anche dai pupi che fanno le marcette contro la Gelmini.
La qualità del parlare, i dialettismi, le parole convenzionali hanno perso di profondità, limitandosi ad accennare la parola detta. Del resto, la petulante scomparsa delle vocali (la sindrome dell'sms, insomma), è un dettaglio psicologico non di poco conto: la vocale, infatti, comporta un'apertura della bocca, del volto, anche della mente (se vogliamo); un'aprirsi che è anche buona pronuncia, rischio del dire, comprensione del detto, volontà di coinvolgimento (non per niente la risata è una "ah" e la sorpresa una "oh"). Questo vincolo dell'uso massivo delle sole consonanti, invece, costringe a tenere la bocca chiusa, a non esprimere il proprio territorio, le proprie ragioni, se non con la negazione della propria possibilità espressiva.
Dice: "che c'entra con Wikipedia". Se rileggete bene, il collegamento c'è, e ha un suo senso.
Del resto, un altro bellissimo progetto (Bloopers, sugli errori dei film) è finito a puttane da almeno una dozzina di anni: grafica illeggibile, testi sgrammaticati, contenuti risibili. Quello che, insomma, poteva essere un sereno e sorridente laboratorio di verifiche e confronti cinematografici, è diventata ormai la gora del mezzuccio, dell'errorino piccino.
E cos'ha Bloopers in comune con Wikipedia? il fatto che i dubbi su un lemma/intervento non vengano verificati con lo studio e la competenza, ma con il dibattito. Dibattito che si dipana tra persone che possono non avere contezza/competenza degli argomenti affrontati. E il risultato si vede in entrambi i casi.
Insomma, il web da indicatore di mappe mentali e fisiche, è stato modificato in luogo, prendendo cioè la sostanza delle cose cui invece doveva alludere e riportare (la virtualità vince sulla consistenza, e tutto svanisce e ritorna senza lasciare impronte... o vocali). L'idea stessa di Street View è un paradigma esemplificativo che ovviamente sto forzando, ma solo per motivi dialettici.
Non esistendo più rigore, disciplina, regole, meritocrazie, è facile quindi inventare delle regole, e modificarle alla bisogna. Non appartengo alle persone che credono che un blog possa sostituirsi a un periodico. Credo, cioè, che se  l'Ordine dei Giornalisti in Italia ha fallito, non è colpa del giornalismo, ma dei giornalisti, e della loro totale mancanza di rispetto per la lingua (gli strumenti), per le fonti (i mezzi), e per la Verità (il fine). Però qui forse esco dal discorso.
Quello che è vero, e sacrosanto, che se i blog spesso superano i giornali, non è tanto perché vanno a fondo delle cose, ma perché parlano di cose che i giornali più o meno ignorano, più o meno volutamente. 
Del resto anche questo blog ha fatto grandi battaglie, da solo, e senza il plauso dei fighetti, vincendole e rendendole pubbliche. Ma non è per questo che il mio blog debba essere considerato un giornale.
Di converso, e per questo, non ha senso alimentarlo anche con pubblicità, perché sarebbe disonesto e immorale incastonare tra le mie parole un jingle che, invece, avrebbe ragione di esistere là dove la competenza e la professionalità sono primarie: il giornalista, insomma, è una professione; da qualche parte dovrà pure prendere i soldi per mangiare, no?
Ebbene, esistono classifiche dei blog che danno visibilità, e che anziché connotare la qualità e basta, servono a qualche furbetto per aumentare il tasso di percentuale su una pubblicità ospitata. Fin qui, potrebbe pure andarmi bene. 
Quello che però non capisco, è che se un giornale ha delle stigmate e dei criteri ben precisi, perché si comporta come un blog? Cioè: quanto muovono il culo dalla loro sedia i giornalisti de ilPost? Come mai la loro è una documentazione desunta e mai di prima mano? Come mai si ha sempre l'impressione (provata più volte da me), che il come e il cosa siano frutto di una mentalità faziosa e preconcetta?
In breve, e qui arrivo a Sofri, anziché competere con i giornali nel loro campo, il nostro "raccomandato genetico" ha preso quello che più gli faceva comodo dal mondo del giornalismo (la presenza) e quello che più gli faceva comodo dal mondo del blog (l'aspetto). Ergo, non solo tiene sapientemente i piedi in due staffe, ma condiziona di fatto l'informazione del web, tutta! Con metodi più da Wikipedia che da Treccani; con un approccio più da Bloopers che da giornalista riguardoso; con una leggerezza supponente più da blog che da periodico rigoroso.
Ecco, il mio disincanto nasce anche e proprio dalla consapevolezza che la ribellione degli animali è andata a puttane: nel web, ormai, è veramente difficile distinguere i giusti da quelli che non lo sono, i rivoluzionari dai retrogadi.
Gli strumenti cambiano, ma la Verità è ancora rintanata chissà dove, e ha una fottuta paura a farsi trovare: ha paura di noi e della nostra disonestà intellettuale.

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