lunedì 29 agosto 2011

il valore dei simboli, il valore delle date

Secondo alcuni, questa fantomatica manovra finanziaria, di cui tanto si parla e poco si sa, dovrebbe anche intaccare alcune date simbolo sia del nostro paese che delle più banali tradizioni di una democrazia perlomeno accettabile: il 25 aprile, il 2 giugno e l'1 maggio.
Dovesse accadere negli Usa o in Francia (due tra i più noti paesi sensibili ai simboli), la gente di ogni catalogazione sociale e politica scenderebbe in strada con i forconi per fare scempio del politico o dell'intellettuale che se esce con simili proposte.
Da noi, ovviamente accade l'esatto opposto (e ben prima di queste voci... roba non richiesta, insomma):
Oggi era il Primo Maggio, festa dei lavoratori. A Milano c'era il sole. Mia moglie ha fatto l'arrosto con le patate e abbiamo pranzato tutti assieme: il giornale era regolarmente online, alcuni lavoravano anche oggi, altri no. Io solo stamattina. Dopo pranzo mia moglie si è messa a scrivere, e io e mia figlia siamo usciti in bicicletta assieme. Nel nostro quartiere non centralissimo i negozi grandi erano quasi tutti aperti, quelli piccoli quasi tutti chiusi. Ci siamo fermati da Benetton - aperto - e abbiamo comprato un regalo per la mamma. Poi in un negozietto di chincaglierie - aperto - e mia figlia si è comprata degli "appiccichini". Poi abbiamo girato per la città ancora un po' e ci siamo fermati in una gelateria - aperta - e abbiamo preso un gelato e una granita. Ce li siamo mangiati al sole e abbiamo ripreso le bici per andare a comprare un dvd da guardare stasera tutti assieme. Feltrinelli era chiuso per il Primo Maggio, e allora siamo andati fino da Blockbuster, che era aperto. Poi siamo risaliti in bici e siamo tornati a casa. Mio figlio grande stava seguendo le partite, mia moglie lavorava.
Che abbiamo fatto, la mia famiglia, il Primo Maggio? Lo abbiamo celebrato o no? Siamo stati assieme o no? Siamo stati divorati dal consumismo o no? Abbiamo dato un colpo al padronato o al precariato? O a cosa?
Non ce lo siamo chiesto: siamo stati bene, e siamo stati contenti per gli altri che hanno potuto decidere liberamente cosa fare del loro Primo Maggio senza obblighi di nessun genere. Ci sono sembrati molti, ma non sappiamo.
Al di là del continuo citare inutilmente marche e contromarche, al di là dell'evidente estrazione salottoborghese, un esercizio così sciatto da chi potrebbe mai provenire? Da un metalmeccanico comunque modernista, di quelli che alle riunioni sindacali dice esattamente quello che il padrone vuole sentir dire? Da un destrorso fintamente dotto? Da un berlusconiano col sorriso plasticoso? Da uno che ama fare la cacca fuori dal vaso?
Un po' di tutto questo, ma anche qualcosa in più: è uno dei nostri.

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