mercoledì 7 settembre 2011

l'acquedotto emiliano di testaccio

Per anni, insieme ad altri residenti, abbiamo denunciato lo stato di abbandono dell'Acquedotto Emiliano di Testaccio, una struttura archeologica dirompente che circonda una parte dei palazzi ex-popolari di un'area molto bella del piccolo rione romano.
Le giunte Rutelli e Veltroni mai mossero un dito a riguardo, e mai si preoccuparono di dare un senso a una zona del Rione notoriamente spenta sia sotto il profilo commerciale che sotto quello della microquotidianità: spesso, infatti, non c'è letteralmente nessuno in strada, peraltro poco illuminata, ed è facile incontrare "certe facce" poco raccomandabili o assistere a scene di maleducazione che neanche un disincantato saprebbe immaginare.
Fatto sta che, nonostante denunce ed iniziative popolari, queste antiche vestigia sono rimaste per anni in balia di tutto e di più: oltretutto mentre le mura sono pubbliche, il terreno su cui poggiano erano private, comportando una serie infinita di codardie istituzionali veramente irritanti.
Da qualche settimana a questa parte, finalmente!, sono iniziati gli scavi di recupero archeologico. Le schifezze di ogni tipo - umane e animali - sono state rimosse, i lavori supervisionati da giovanissimi archeologi, e il progetto ipotizzato promette bene.
Però la nota dolente c'è: il tutto, infatti, vede coprotagonisti i Paesi Bassi (quelli che erroneamente chiamiamo Olanda). Nulla di male, anzi: l'afflato europeo, la potenza dell'antica Roma, restano e si confermano ancora una volta... un certo fascino byroniano fa sorridere anche il più stolido degli scettici. Nel contempo questo segnale ci conferma che soldi italiani per queste cose non ce ne sono più; volontà nemmeno; mea culpa di chi se ne fregò (RutelVeltroni, insomma), neanche a parlarne.
Siamo ridotti a mendicare aiuti di stati esterni per tutelare il nostro patrimonio!
E, cosa più grave, ancora non si sa se e come verrà presidiata questa piccola area deliziosa, che tanto potrebbe insegnare ai nostri ragazzi e ai turisti. A pensar male si fa peccato, lo so: dubito insomma che una volta finiti i lavori, il presidio verrà tutelato o che il parcheggio selvaggio verrà scoraggiato.
Speriamo bene.


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