sabato 17 settembre 2011

parli di #palestina e viene fuori #antisemitismo

Oggi, nella sua canonica rubrica antisemita su Internazionale, Amira Hass ha superato ancora una volta se stessa, dimostrandosi non solo ridicola - as usual - ma anche patetica. Leggete e il pezzo, e capirete perché dico questo.
Certo è che l'ostinazione antisemita della gente, mascherata da antisraelianitudine contorta, è arrivata a punti di follia che qui in Rai abbiamo vissuto in una circostanza perlomeno sgradevole. Due giorni fa, nel profilo Facebook ufficiale abbiamo lanciato un link per i più piccini, in cui la redazione di Junior usava come pretesto l'uscita del filmone Super 8 per proporre giochi, video, sorprese e altro. Passata la nottata, il giorno dopo abbiamo trovato 578 commenti antisemiti, tutti contro Israele e a favore della palestina. Solo 578 deficienti potevano lasciare - di notte, e quindi indisturbati - siffatti commenti in un ambito dedicato ai più giovani. E perché l'avevano fatto? Perché il regista del film è ebreo, perché il produttore del film è ebreo. Siamo stati costretti a cancellare il post, danneggiando di fatto gli utenti di Junior.
In questi giorni si parla tanto della richiesta del governo palestinese di pieno riconoscimento della Palestina da parte dell'Onu. Cosa apparentemente sensata, se non fosse per il fatto che la Storia ci insegna che quello stato già esisteva per l'Onu. Nel 1948. Se poi sono stati gli arabi e i palestinesi a buttare tutto in caciara, diciamo che è più un problema loro che israeliano.
Ma se questa potrebbe sembrare una forzatura cinica e indecorosa, non lo è la considerazione che il governo palestinese stia navigando in pessime acque, con pesanti dissidi interni, con fronde violente e ben presenti sul territorio, che di fatto acuiscono il già totale degrado della regione. Se il comportamento di Israele ha punte di totale indegnità - leggi il consentire ai coloni di muoversi troppo liberamente - non è che il governo palestinese sia così santo. Anzi.
Sostanzialmente il governo palestinese sta giocando su un perno geopolitico (e culturale) ben preciso: non è la prima volta, cioè, che si tira fuori dal cilindro della disperazione il facile antisemitismo risolutivo per sottrarsi dalle proprie responsabilità; è una formula che ha sempre funzionato. E i mass-media faziosi - come l'ormai irriconoscibile Internazionale (De Mauro, falla finita!) - ci si fanno trascinare dentro come allocchi.
E poi, diciamolo chiaramente, i finti pacifisti di casa nostra quando mai hanno organizzato una flottiglia del costo di 2 milioni di euro (fonte Amira Hass) per sbarcare nelle coste della Corea del Nord o della Birmania?
E infine: ma le nostre pacifiste, se tanto amano le culture arabe, cosa aspettano a ricalcare le condizioni della donna di quelle culture? È facile fare le rivoluzioni da uno scranno democratico e contro un paese democratico; più difficile essere coerenti e fare del vero pacifismo.

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