martedì 27 settembre 2011

Sergio Bonelli sono io da bambino

Sergio Bonelli sono io da bambino, che guardo avidamente i Tex esposti sulla tenda del giornalaio di Piazza Cavour, quello che sta all'inizio di via Crescenzio, angolo via Tacito. Numeri discontinui, ma che io faccio comprare da mia madre: tanto poi se le storie saranno rimandate al prossimo numero che non ho, me le invento io.
Sergio Bonelli sono io, che leggo continuamente il diario scolastico con la storia del marziano dentro la miniera.
Sergio Bonelli sono io, che m'innamoro perdutamente del Brasile di Mister No. E quando riuscirò ad andare a Manaus, dormirò proprio nell'Hotel Amazonas, rischierò di essere aggredito da due figuri nella favela, ammirerò stupito l'incontro delle acque del Rio Negro con quelle delle Amazzoni, guarderò da vicino i jacaré fare scempio di qualche capibara, metterò provocatoriamente le mani dentro le acque salmastre pieni di perfidi piranha che poi, invece, mangerò accompagnati da birra dozzinale e olio di dendè.
Sergio Bonelli sono io, in Africa. Scenderò pochi secondi per fare il cambio con mia moglie, e dando le spalle al furgone, guarderò l'immensità della savana, alla ricerca di un Piper pilotato da Jerry Drake in compagnia di Hemingway.
Sergio Bonelli sono io che do da mangiare ai coati, proprio di fronte alle cascate di Iguazù, e spedirò quella foto alla redazione, e proprio Sergio mi saluterà e ringrazierà per quel pensiero su un Tutto Mistero No che ho perso durante un trasloco.
Sergio Bonelli sono io, quando viaggio. Perché cerco sempre il mondo che non c'è, ma che mi sono sempre immaginato, fotografando scene ovvie e riconoscibili dentro cui la mia anima di bambino vede cose che voi umani eccetera.
Sergio Bonelli sono io, e ieri se n'è andata una parte importante di me.

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