domenica 16 ottobre 2011

black block, un cavolo

Ogni paragrafo, un pensiero: poi traete voi le conseguenze.
I “capi” dell’occupazione universitaria del ’90 erano: un libraio; un presuntuoso e fragile intellettuale, figlio di uno dei giudici più potenti d’Italia; un borghese ricchissimo, letteralmente "mascherato" da rivoluzionario; una ballerina fallita. Seguivano e coordinavano Autonomia, o quel che ne restava. La vecchia guardia dava solo consigli… alle due di notte (con buona pace di Riccardo Luna).
Durante le manifestazioni, ma soprattutto durante l’occupazione stessa, si conosceva esattamente il nome degli autori di ogni possibile atto vandalico. Il giorno dopo, noi, che autonomi non eravamo, dovevamo fare le capriole per distinguerci da quegli idioti, ma senza condannarli; altrimenti facevamo “il gioco delle guardie”.
I componenti il servizio d’ordine estraneo a quello arrogante di Autonomia erano sempre malvisti e denigrati, quindi isolati, quindi con le mani legate, quindi in mezzo tra manifestanti e “guardie”.
Alle manifestazioni si organizza sempre un servizio d’ordine interno, che collabori anche con le Forze dell’Ordine. Quelli della Fiom sono addirittura rinomati per capacità strategiche e di mediazione (se vola uno schiaffo, è perché l’hanno deciso loro; statene certi).
Che ci sarebbero stati incidenti gravi e in punti diversi della città, lo sapevo io che ho smesso di fare attività politica da tempo: avevo solo letto fugacemente un paio di tweet significativi; come l’ho capito io - che non faccio il poliziotto, dovevano capirlo le Forze dell’Ordine, e anche i partecipanti la manifestazione. Stare lì imbambolati - magari ad applaudire - mentre degli idioti bruciano bandiere, distruggono auto o lanciano bombe carta, significa stare in mezzo, significa non fare certe cose ma neanche non essere d’accordo.
Che le Forze dell’Ordine usino degli infiltrati, è cosa stranota; anche se siamo lontani dai tempi di Giorgiana Masi. Che, però adesso, in Italia, le Forze dell’Ordine NON abbiano bisogno di infiltrati per creare scompiglio tra i manifestanti, è altrettanto evidente. Facciamo tutto da soli. E del resto, anche in Parlamento il Centrosinistra fa tutto da solo, con o senza il contributo dei finiani, con o senza l’aiuto dell’inqualificabile miseria radicale.
Che ci sia bisogno di un leader, o comunque di punti di riferimento, è nell’anima di un qualsivoglia movimento. L’idea che un “maschio alpha” faccia male ad un movimento è cosa cretina. Forse perché tutti vogliono essere quel “maschio alpha”? O forse perché a troppi mancano i coglioni per prendersi una responsabilità individuale? O forse perché già si sa che chi prenderà le redini del movimento, si comporterà o come Agnoletto o come D’Alema? Senza un leader NON si va da nessuna parte. Senza una decisione netta e ficcante (ignorando i fighetti che la buttano in caciara), si resta solo nella piazza a urlare romantici slogan. La domanda è semplice: che fine hanno fatto tutti i movimenti senza leader?
Finire nei mass media “ufficiali” non è un peccato originale; gestire l’immagine, nemmeno. Finché si resterà nel proprio recinto, senza il coraggio del confronto vero, senza incrociare di fioretto con il Vespa della situazione, non si va da nessuna parte.
Intendiamoci, io impugnerei il mitra e sparerei nel mucchio: comunque colpisco, colpisco bene. Ma purtroppo passerei il resto della mia vita in galera. Usare il cervello a volte è anche utile, no?
Del resto, i movimenti falliranno sempre se si affideranno alle solite vecchie prevedibilità: assemblee estenuanti; decidere tutti insieme su ogni cosa; non essere/apparire documentati quando si parla con i media; non denunciare preventivamente i black block o chi per loro; infilare argomenti fuori luogo (come l’antisemitismo mascherato da filopalestinismo); usare terminologie vecchie e consunte; non coinvolgere la gggente, i colletti bianchi, i moderati, le stesse Forze dell’Ordine; voler forzatamente apparire zecche; mendicare sempre l’attenzione dei vecchi, boriosi, falliti, polverosi “cattivi maestri” (da Sofri padre a Negri, con tutto quel che ne consegue); non avere un quotidiano vivere che ricalchi i comportamenti che poi/invece si pretendono dal sistema; legittimare droghe e tutto ciò che distrae dalla realtà; non fare del vero volontariato, là dove urgentemente serve.
Sulle Forze dell’Ordine, invece, poche cose: Genova è ancora vicina; di errori ne hanno fatti così tanti, da mettere in imbarazzo persino il sottoscritto, che chi mi legge sa non essere mai stato contro le “guardie”, come invece va di moda.
In un altro paese civile, Maroni avrebbe perlomeno presentato simbolicamente le sue dimissioni.

Come disse Mark, il protagonista maschile di Zabriskie Point, “voglio morire per qualcosa, ma non di noia”.

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