venerdì 21 ottobre 2011

generazioni fragili?

Per lavoro sono costretto ogni santo giorno a seguire il flusso dei social network: un impegno mentale devastante, specie se tenete conto che devo leggere di tutto, dalle cretinate di "sora Lella" all'intelligenza di qualche sparuto Einstein del futuro. 
La lingua italiana è la prima vittima illustre, ma soprattutto è la volontà di ragionare che ne risente, complice anche lo strumento intrinseco che riduce tutto a cenni di concetti, e non a profonde possibilità. 
Certo, l'italiano medio è un cialtrone patentato: ma questo non riduce la possibilità di trovare persone comuni profonde; tutt'al più, in questo caos di tutti che vogliono dire la propria, diventa arduo individuare l'intelligenza pura. Se poi i prìncipi del foro virtuale sono ancor più cialtroni (cfr la classifica di blogbabel), allora l'impresa diventa veramente ciclopica.
Certo è che un'idea sui giovani uno se la fa, forse meglio di come se la facevano i nostri genitori, che non avevano prospettive neutre se non la propria, che proprio neutra non era (perlomeno dal punto di vista generazionale).
Fatto sta che a me questa generazione di giovani, ma anche quella precedente, appare veramente fragile, poco intuitiva, tutt'altro che innovativa (se non nella forma). Basta leggere i forum più o meno improvvisati, twitter, facebook et similia: la dialettica, l'approccio, le idee, le volontà insomma, somigliano sempre alle solite di sempre. Tutto è ricondotto ai soliti prevedibili canoni, in cui la coincidono la pochezza del vocabolario e quella della concretezza.
Certo, è anche la società che induce a cotanta mollezza. Genitori frettolosi che schiaffeggiano professori anziché i figli, mass media pregni di suggestioni senza ritegno, blogger attempati che rincorrono le proprie sconfitte, un sistema intellettuale basato su una meritocrazia di nome ma non di fatto, una società che ragiona a fica+cazzo... inevitabilmente si scade e si decade, senza neanche capirlo.
Però la fragilità è un qualcosa in più, che le generazioni precedenti non avevano. È una fragilità intellettuale, psicologica, che solo dopo sfocia in tic e attitudini tutt'altro che da adulti. È una fragilità che mi spaventa, perché io a questi giovani non darei da amministrare un condominio, figuriamoci la mia vecchiaia. È una fragilità manifesta, perché li vedi che non sanno cosa dire e come dirlo.
Tempo fa, dall'alto della sua sciagurata pochezza programmatica, il movimento de iMille usò come slogan del primo convegno "Uccidere il padre", cercando di parafrasare Pasolini, ma soprattutto dimenticando che uno dei suoi fondatori ha il padre condannato per l'omicidio di un altro padre, ma omicidio vero.
Ebbene, per restare in questa pochezza di argomenti, forse ai giovani d'oggi servirebbe un altro slogan, che li libererebbe da questa flaccidia veramente irritante, comunque desolante: "Uccidere la madre".

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