mercoledì 26 ottobre 2011

Monterosso, Lunigiana, i miei primi 25 anni

Monterosso mi ha visto crescere. Più e più volte l'ho respirata in ogni sua singola pietra, tra quelle terrazze così strette, egoiste, ma faticosamente conquistate da mani antiche e sapienti. Con quella stramaledetta altalena in riva al mare che ha cigolato per almeno 15 anni, prima che qualcuno si decidesse ad oliarla. Ho percorso decine di volte la Via dell'Amore, i suoi angoli più segreti, alla ricerca di Montale, di Hemingway, di Byron, di Shelley che morirà affogato poco più su. Sono pure caduto giù per un piccolo dirupo, soccorso immediatamente dal pointer di un'amica di mia madre, che mi tirò su per la manica della camicia. Ho percorso lunghi tratti di mare, mal sopportando la salsedine che mi gonfiava i capelli come Napo Orso Capo. Ho bevuto litri e litri di menta e latte, studiando gli esami universitari più sereni, perché la serenità era di casa in quei posti.
Poi, poco più grande, ho assaporato tutta la Lunigiana a piedi, a cavallo, in auto, incontrando gente straordinaria, i ceppi dei partigiani, ruderi abbandonati, fattorie intarsiate tra le colline, quel verde strano, mai visto, intenso, fresco e fiero. Ho assistito ai primi vagiti dell'alba, a lunghi e intramontabili tramonti, ho mangiato pizze grandi come ruote di carro, ho sentito The Wall dei Pink Floyd ad un volume così alto che i cavalli dell'Argegna si stavano incazzando di brutto. Ho giocato a pallavolo in un campo sperduto tra quei monti, contro una squadra di bimbi ritardati che ci fecero un mazzo così, perché poi tanto ritardati non erano. Ho sfinito il mio ex amico di quintali di palline di ping pong, sempre sul suo lato debole perché la mia battuta d'effetto lo fregava sempre. Le mani piene di dita dei contadini che mi tagliavano il formaggio fresco, il pane fatto da loro, con quell'olio denso che si fermava a mezz'aria, il vino acidulo e velenoso che raggranellava la stanchezza delle ossa per trasformarla in euforia. Gli istrici, i tassi, quel cervo scemo, la vipera passa sotto il cavallo che speriamo non se ne accorga, un lago in mezzo al bosco che non saprei più ritrovare.
Tutto sotto l'acqua. Tutto.

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