lunedì 17 ottobre 2011

parlando con un poliziotto #15ott #15oct

La mia faccetta da bravo ragazzo, e la mia fama di persona moderata (lo so, non si direbbe), mi consente di avere rapporti con personaggi eterogenei.
Del resto, sono notoriamente filoisraeliano, e non ho mai avuto difficoltà a discutere con filopalestinesi... Amira Hass esclusa, ovviamente.
Stamane ho incontrato il responsabile del Commissariato interno, qui alla Rai. Apparentemente non fanno nulla: in realtà, invece, il tasso di rischio è sempre molto elevato; quelli tra noi più svegli, capiscono come vanno le cose fuori a seconda di come si comportano qua dentro. E di cose potrei raccontarne, anche apparentemente futili.
Il tipo non ha dimostrato difficoltà a confrontarsi con me; anzi, sembrava sentirne il bisogno. Per lui sabato è stato un continuo stare attaccato alla radio di servizio e contemporaneamente avere le antenne dritte verso l'entrata: ospiti che entrano ed escono, pubblico non codificabile... il supercretino è sempre in agguato.
Non so quanto serva, ma secondo lui il servizio di polizia è stato ineccepibile: l'ordine era "non ripetere Genova, per nessun motivo". Una sorta di mantra cui venivano continuamente sottoposti i ragazzi in divisa, prima, durante e dopo ogni situazione critica.
Sempre secondo questo poliziotto, l'informazione un po' facilona, le riprese così schiacciate, la mancanza di un senso dell'insieme, non consentono all'uomo comune di percepire la difficile situazione vissuta da chi coordinava così tante forze in campo. Anzi, per lui le operazioni sono state da manuale e gestite da persone veramente serie, misurate e responsabili. Tenendo oggettivamente conto, poi, che le Forze dell'Ordine rispondono a una serie di meccanismi sociali, politici e professionali; i cretini che tirano sanpietrini rispondono solo al loro cervello bucherellato.
Durante il nostro colloquio, civilissimo e mai sopra le righe, non si è trovato in difficoltà neanche quando gli ho fatto notare che sarebbe necessario una sorta di daspo del manifestante: "ci sono i politici che decidono questo; noi obbediamo alla legge, e basta".
Bella forza. Ma loro sanno come e dove trovare certi terroristi o presunti tali: "non esiste più una Digos libera di agire a seconda del grado di sicurezza necessario".
Oppure quando gli ho fatto notare che qualche poliziotto aveva tirato qualche pietra o manganellata fuori registro: "siamo umani anche noi".
Infine, quando gli ho fatto notare che ancora devono recuperare la fiducia dei cittadini, mi ha risposto: "e io e te che stiamo facendo?".
Lacune e omissioni ci stanno, ovviamente. Ma una cosa è certa: questo esercizio di civiltà è praticabile da chiunque. Basta volerlo.

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