mercoledì 23 novembre 2011

caro rinoceronte nero

Caro rinoceronte nero,
forse non lo sai, ma ti sei estinto. Sì, immagino che possa sembrare un’affermazione stupida: ma se ci pensi, se tu sei estinto, non puoi neanche capire che ti sei estinto.
Se ci pensi, tra noi umani esistono tre tipi di pensatori: quelli che sono convinti che l’estinzione sia un fatto casuale, dettato da quell’antica storia delle nicchie ecologiche che si riempiono, si svuotano, si ririempiono, e poi magari svaniscono. Quindi, è ineluttabile che qualcuno si estingua. Sono borghesucci viziati, che vivono del parlare a metà, solo quando sono sicuri della propria incompetenza.
Poi ci sono quelli per cui l’uomo è uno stronzo, e quindi la tua estinzione è la dimostrazione dimostrata che siamo proprio stronzi. Certo è che spesso questa gente mangia solo erba, verdura, ‘sta roba qui insomma. Si dichiarano vegetariani, con fare molto moralisticheggiante: chi non lo è, è stronzo; senza se e senza ma. E se gli fai notare che per coltivare la loro erba, essi consumano tanto petrolio quanto noi che mangiamo anche carne, s’incazzano, e per significare la qualità del loro impegno ecologico, tirano fuori la parola magica “biodinamica”; manco fosse una minaccia.
Poi ci sono quelli cui non gliene frega un beneamato nulla della tua estinzione. In realtà, non gliene frega nulla di niente. E per sentirsi a posto, a volte si appellano ai documenti artefatti dei primi, a volte ai pensieri contorti dei secondi.
Dall’alto, poi, di non so quale ripensamento, e dopo un paio di millenni di stragi articolate, il papa si è svegliato, e ha detto l’altro giorno che la Natura va rispettata. Pensa un po’ tu: poche ore prima che l’ultimo tuo esemplare svanisse nel nulla. Sembra fatto apposta… ‘sto tedesco provocatore.
Io non so se anche con la nostra assenza ti saresti dissolto nel nulla, nell’acido di quelle leggi naturali che tanto amo, e che tanto non hanno bisogno di un Dio per essere spiegate. Però di una cosa sono certo: che mi dispiace. Oddio (è il caso di dirlo): svaniscono decine di specie e sottospecie ogni giorno; una più, una meno…
Però tu mi stavi simpatico. E molto pure. 
Un treno in corsa fatto di corazza e corna, che quando facevi sesso con la tua donna dovevi usare l’apriscatole… e se eri donna, avevi due ginocchia grosse così, per sostenere quel maschiaccio in calore, rapido e incolore; che quando cacavi, uno aveva pietà per il tuo sterco; che quando dicevi "sì" con la testa, facevi una strage; che se poco poco cercavi le coccole dalla mamma, ti beccavi una slinguazzata ruvida e puzzolente che strappava i brufoli pure a Chuck Norris; che non ci vedevi oltre il tuo naso... il tuo corno, forse è meglio; e neanche potevi indossare degli occhiali da vista, poco dotato com'eri di orecchie adeguate a sostenere una massiccia montatura alla moda; che se venivi fotografato da qualcuno, gli correvi addosso cercando di sfondarlo, e lui aveva tutto il tempo di fumarsi una sigaretta, di pomiciare con la bonazza siliconata accanto a lui, di dare ordini all’autista del safari di plastica... tanto si sa che i veri cattivi sono gli ippopotami, che per colpa di Disney nessuno sa che uccidono ogni anno più umani di quanto non ne uccidono squali, vespe, api e leoni messi insieme.
Caro rinoceronte nero, già mi manchi. Già ti piango. Già rimpiango di non averti incontrato nel mio safari in Kenya… non t’incazzare: lo so che dal Kenya te n’eri andato da un bel po’! Ma la mia porca figura col web la dovevo fare!

So long, rinoceronte nero, so long

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