venerdì 11 novembre 2011

Renzi, Gori e il trucchetto del framing

Che il nuovo vada costruito con nuove persone e nuovi strumenti, dovrebbe essere così ovvio, ma così ovvio, che teoricamente non dovremmo stare qui a parlare di Di Pietro, Bersani o anche... Renzi.
Il motivo è semplice: pensare di dare dignità all'Italia con gli stessi meccanismi che l'hanno umiliata, è veramente ridicolo, antietico, addirittura insultante.
Uno dei trucchetti balordi che ha usato Renzi per farsi notare sono stati i famosi 100 punti di cui tanto si parla. 
Fuffa allo stato puro, di pessima fattura, di evidente furbizia, ma che ricorda la tecnica del framing tanto cara ai pubblicitari: costringere, cioè, la gente a parlare di quello che decidi tu; facendole pensare che è l'unica cosa veramente utile (specie adesso che l'utilità è necessaria) o di cui ha bisogno; costringendo automaticamente all'angolo chi ha capito che razza di furbetto tu sia, perché la gente per prima ti denigrerà, influenzata dall'apparente qualità/unicità del tuo "prodotto".
Berlusconi si è comportato così per 17 anni. Ma evidentemente la gente ancora non lo vuole capire.
Fatto sta che Renzi si è circondato di persone perlomeno imprecise, o comunque fuori luogo. Su Riccardo Luna e Giuliano Da Empoli ho già detto la mia (avendoli incrociati in qualche modo; e mal me ne incolse). 
Su Giorgio Gori parlo da professionista che lavora in Rai da quasi 19 anni, e che conosce un po' il declino drammatico della televisione (cui, beninteso, hanno partecipato pure Santoro, Dandini e Fazio).
L'amico Gregorio Paolini ha scritto un post molto interessante sul Gori, dove però cade nel tranello del framing, in maniera almeno elegante.
Al punto 6) della sua disamina, Paolini scrive "Ho visto più volte Gori tenere testa a Berlusconi. Che alla fine non lo amava ma lo rispettava". Domanda ingenua: se una persona tiene testa a Berlusconi, ma col suo talento fa crescere la sua televisione, le sue ricchezze, i suoi elettori, la sua arroganza, l'appiattimento intellettuale nel paese (già in nuce nella capoccia degli italianoidi, ovviamente)... insomma, che mi frega a me se uno fa il superfico se poi consente quant'ho elencato? Mi ricorda un po' i vari Wu-Ming ed Augias che fanno tanto i puri e liberi, ma che col loro talento (presunto, nel caso degli anonimi) hanno contribuito a dare credibilità perlomeno culturale alle sue aziende.
Al punto 9) della stessa, Paolini scrive "Gori sa di televisione, e sa anche evitare una totale piattezza narrativa nei programmi generalisti. Se vuoi colpirlo dirai che è il produttore dell’Isola dei famosi, ma checché se ne dica l’Isola dei famosi è stato il miglior reality italiano". Il che mi ricorda Luca Sofri che straparla contro la monnezza televisiva, dimenticando in malafede che la moglie ha contribuito ad alimentarla, conducendo Il Grande Fratello.
Paolini caro, adoro Cosmo e il bellissimo E se domani, e credo che certe tue trovate di regia e produzione siano innovative e lungimiranti: da questo, a usare la monnezza dell'Isola dei famosi come esempio di qualità televisiva e osmoticamente di qualità del produttore, ne passa.
Giorgio Gori rappresenta un'Italia da evitare. E che i potenziali elettori di Salivetta Renzi non vogliano capirlo, fa capire che Berlusconi è finito, ma non il berlusconismo.

Nessun commento: