mercoledì 7 dicembre 2011

il popolo del web fa paura

Di cose da dire ne avrei così tante, che non basterebbe questo blog. Eppure ci vuol così poco a rendere cosa si prova ad aver a che fare ogni giorno col "popolo del web".
Immaginate ad esempio di essere un medico della mutua. Si presenta uno sconosciuto nel vostro studio e vi dice "visto che pago le tasse, e la Sanità non funziona, posso dirti che sei uno stronzo". Ci restate di sasso, giusto? Ebbene, il "popolo del web" fa esattamente la stessa cosa: entra a gamba tesa nei siti Rai e scrive cose che non avrebbe il coraggio di dire neanche al diavolo.
E fin qui, cosa ovvia...
Quello che non è ovvio, e andrebbe analizzato da esperti (seri, ovviamente: non i cincischioni che sfruttano la pochezza del "popolo del web"), è perché la gente chieda insistentemente qualità alla Rai, quando fino a ieri non leggeva un libro, non ascoltava buona musica (a parte Allevi e Bocelli, che non fanno musica), e se ne fregava della politica.
Di qualità la Rai ne fa, e sotto certi aspetti pure troppa. Il problema è che il "popolo del web" ragiona solo in termini ideologici e faziosi. Voglio dire che perdona tutto alle evidenti marchette in casa di Fazio - per dirne uno, ma si dimentica che questo sistema di conventicolare familismo è parte della sua microquotidianità.
Con questo non voglio dire che "siamo tutti colpevoli; quindi restiamo tutti stronzi", ma che questa situazione così tesa sta comportando in piccolo quella fame di vendetta e di astio qualunquistico che abbiamo intravisto quando sono caduti i muri più o meno fisici della Storia di sempre.
Il "popolo del web", se ne avesse l'opportunità e se comportasse guadagno immediato, si ficcherebbe dentro quegli stessi meccanismi che dice tanto di biasimare, con tutti i piedi e con pochissima etica. 
Quello che si intravede, insomma, è poca documentazione, poco interesse, poca volontà di approfondire, nessuna propensione alla costruzione di qualcosa, un lamentismo sussultorio a basso volume ma irritante e continuo, una pervicace malafede nel voler per forza sopraffare l'interlocutore.
Sicuramente sarà una minoranza - me lo auguro, ma l'idea di una sorta di trasposizione virtuale degli stessi comportamenti fisici c'è tutta. Il web è solo una traduzione virtuale di quello che già siamo nella realtà, né più né meno.

Nessun commento: