lunedì 30 gennaio 2012

Alberto, gigante ferito ma mai domo

Parlai di Alberto in questa occasione. Riassumendo: nonostante i miei polmoni acciaccati, nonostante la mia seria fragilità ossea, nonostante la mia totale mancanza di preparazione, nell'estate del 2008 ci siamo fatti quasi 400 chilometri in bicicletta, da Vienna a Budapest.
Cinque giorni di pura follia, tra le verdi colline austriache (dove anche la cacca di mucca è geometricamente ineccepibile), la mitteleuropa di Bratislava, le incredibili ed eterogenee strade ungheresi, ricche di tante di quelle cose che non basta una vita per raccontarle tutte.
Escluso il primo giorno - solitario e ostico solo per un falciante vento contrario - gli altri quattro li passammo insieme ad Alberto e a Sara e alla "piccola" Miriam. Una famiglia composta, civile, autentica (non nel termine strabusato di questi anni), e ricca di quelle suggestioni che raramente una famiglia metropolitana e borghese saprebbe restituire con la stessa intensità.
Di fronte a certe salite micidiali, dove io spesso arrancavo e scendevo dalla sella per spingere, Alberto saliva in cima, accompagnava la moglie (di cui è mostruosamente innamorato), la figlia (per cui nutre un affetto incantevole e incantato), e poi... riscendeva! Per far cosa? Per starmi accanto e aiutarmi psicologicamente! Dico: salite terrificanti, lunghe e infide, di quelle che ucciderebbero anche i fan del Pordoi; e lui che fa? Scende e risale. In nome di cosa, poi? Di un altruismo che mai avrebbe potuto verificare! Mai avrebbe potuto sapere se sarebbe stato ricambiato.
Per lui, insomma, era ed è normale agire così. Col disincanto dell'uomo vissuto, però: colui, cioè, che sa perfettamente che il male esiste; ma il male lo si sconfigge solo facendo del bene. Gratuitamente.
Ci siamo rivisti un paio di volte a Roma, e una volta dalle loro parti, nell'Emilia dove mangisemprebene e dove fa umido ogni santo giorno di ogni santa ora.
Fatto sta che l'altro giorno parte una schicchera sismica dalle sue parti. Un ottimo pretesto per sentire come stava, visto che ci eravamo scambiati gli auguri solo con un sms. Io questo tipo di persone non lo voglio perdere, insomma.
E lui mi risponde "Il terremoto l'abbiamo sentito appena. Perché è stata una settimana alquanto particolare. Sabato scorso mi hanno diagnosticato un melanoma alla coroide di grandi dimensioni all'occhio destro. Quindi ci hanno vivamente consigliato di asportarlo. Cosa che si è proceduto mercoledì con l'intervento di enucleazione... sto bene, spero di potervi abbracciare presto".
Un sms così sereno, quasi cronachistico, manco fosse il verbale di un incidente d'auto. Insomma, solo parlandoci a voce ho capito che gli avevano asportato un occhio! Dico: Un occhio!!!
E lui, serafico: "Emmenomale che non era alla bocca; sennò, poi, come avrei potuto mangiare!". E giù, ricche risate. Dico: ti hanno appena cavato un occhio e mi chiami ridendo e scherzando e dicendo che nulla cambierà?!
Ovvio che subito dopo quella conversazione, mi è venuto impulsoso un sms ricco di affetto e di stima. E lui, soave: "È un enorme piacere condividere con voi gli eventi della vita. Un abbraccio fraterno, Alberto".

Nessun commento: