giovedì 12 gennaio 2012

certi radicali, certi e radicali

Alla fine, e ogni tanto, bisogna pure uscire dalla bellezza della musica, e raccontare il mondo reale.
Se avete tempo da perdere, ma veramente da perdere, date un'occhiata al mio account su twitter qui a destra, e scorrete le conversazioni da martedì mattina in poi: vi divertirete.
In sintesi (e fidatevi), un radicale scrive un tweet alla Rai lamentandosi che nessuno dell'azienda lo aveva mai intervistato (l'itaGliano scorretto è voluto), aggiungendo - in maniera (spero per lui) non conseguente/collegabile - che si augura(va) l'immediata chiusura dell'azienda. 
Come privato cittadino, provo a chiedergli se sia intelligente augurarsi il fallimento di un'azienda solo perché non l'ha intervistato, e lui risponde che la Rai non rispetta il contratto di servizio da anni (il che ricorda la battuta sulle mele e sulle pere).
Per carità, può pure avere ragione, ma quando gli chiedo se sia intelligente buttar via l'acqua sporca col ragazzino dentro, risponde evasivamente.
Dopo un po', e qui è la chicca (tenetevi!), scrive che finalmente qualcuno della Rai lo ha appena intervistato; "potenza di un tweet", aggiunge!
Ora, indipendentemente dal fatto che alcuni di voi sanno che lavoro faccio, ma ce lo vedete un tipo che gestisce anche un account di un'azienda di simile portata, leggere una siffatta lamentela, spaventarsi per chissà quale motivo, telefonare a un giornalista (notoriamente "superiore") e imporgli/consigliarli di intervistare un tipo. Dico, per quanto il tipo in questione possa essere importante, da quando in qua le cose funzionano così?
Chiedo al radicale se ha prove di una simile vittoria, e naturalmente non le dimostra in alcun modo... perché io so che non è vero; voi sapete che non può essere vero; chiunque passerà per caso da queste parti, e ha un minimo di ratio, immagina che non può essere vero. 
Insomma, perché mentire? Perché immaginarsi così in vista da ottenere forzatamente una concessione? Già, perché è il giornalista che decide chi intervistare e perché; non gli intervistati. E se così non accade, è comunque un irritante "privilegio della casta" riconosciuto a pochi noti, e riconoscibile da noi tanti ignoti.
Certo è, e qui arriva la pochezza dell'italiano medio, che prima infangare un'azienda perché non ti si fila, poi scagliarsi contro un sistema di mercimonio giornalistico, e infine esserne contento perché ritieni di aver smosso qualcosa - ma solo a tuo vantaggio egolalico - proprio con i sistemi che critichi, è proprio da sciocchi e bambini.
Fatto sta che il tipo si ostina a ritenersi vincente per una cosa che non è vera, e che se lo fosse, comunque sarebbe da incoerenti.
Fatto sta che adesso mi ha appena molestato con un tweet pubblico che definire petulante è dir poco.
Dimenticavo: è un senatore della Repubblica Italiana.

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