giovedì 5 gennaio 2012

skyline, il film

Film doloroso, ma necessario, proprio perché, nel suo essere "solo" fantascienza, lascia più cose dentro l'anima: a volte la semplicità della sintassi sci-fi, e la necessaria grossolanità di certe sequenze, hanno più potenza evocativa della raffinatezza innata di un'ottima commedia d'autore.
Skyline non ha goduto di buona critica, né tantomeno di una buona distribuzione. Se non l'avete visto, però, fermatevi qua e dategli più di una fugace occhiata; altrimenti, andiamo avanti.
I registi/produttori sono i fratelli Strause, noti per aver lavorato egregiamente alle corbellerie tecnologiche di numerosi film di successo.
La storia è la solita invasione aliena che in questo caso, anziché avere un finale lieto o almeno consolatorio, in tre giorni determinerà la fine dell'umanità.
Invasione che inizia con una serie di luci azzurre che costringono i malcapitati di turno a fissarle - sentendosi bene peraltro (qualcuno ricorda questo episodio di Spazio 1999?), per poi farli sparire dentro chissà cosa di meccanico/biologico (impressionante la brevissima inquadratura dell'astronavona aspiracorpiumani). Il brutto è che alla fine scopriremo pure che dei corpi catturati verranno solo estirpati i cervelli e il midollo (in Predator erano teschio e colonna vertebrale) per impiantarli dentro a delle schifezze aliene su cui è meglio non indagare..
I protagonisti sono due coppie con l'aggiunta di una segretaria galeotta e un concierge un po' audace e risoluto (interpretato dal poliziotto latineggiante di Dexter): la prima coppia è arrivata, ricca, cornificante e attenta solo ai guadagni immediati; la seconda è incinta, lui talentuoso e spaventato dalla paternità imminente, lei dubbiosa invece del di lui grande passo professionale che la costringerà a vivere in una plastificosa Los Angeles.
Moriranno tutti, è ovvio, seguendo peraltro i canoni della Hollywood di altri tempi (prima la galeotta, poi il cornificante, quindi la cornificata, infine il tipo tosto; la coppia dolciotta muore per ultima, in un finale da innamorati e apparentemente forse aperto quanto chiaramente disastroso).
Primi trenta minuti perfetti, secondi venti magari ovvi ma angoscianti, semifinale e finale in netto contrasto l'uno con l'altro, ma sicuramente efficaci. 
Funziona egregiamente l'idea del what if che caratterizza questo tipo di film, come anche una certa visione dell'ineluttabilità degli eventi. Ed è forse questo vedere così disarmati i protagonisti che... disarma lo spettatore, anche e soprattutto quando "arrivano i nostri", che vengono sì spazzati via ma che ormai hai imparato si rialzeranno in piedi, ma che invece in piedi si rialzano gli alieni anche se colpiti duramente.
Un film semplice, non da antologia, ma che in questi tempi in cui gli effetti sostituiscono la storia, assume un significato più che dignitoso, se non forse catartico.

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