venerdì 10 febbraio 2012

cronache dal freddo siberiano

INIZIO
Il vostro eroe si è svegliato stamattina verso le 4:00, pronto ad affrontare le impervie tormente che minacciavano la gloriosa capitale.
Colesterolosa colazione, ricca di tetragliceridi polimerizzati e grasso di foca antartica, con pezzi di pane raffermi alti tre dita su cui venivano spalmate interiora di yak e maionese, miste a Nutella di prima spremitura.
Litri di caffè americano per svegliarsi e di Laphroaig Single Malt per riscaldarsi, misti a succo di frutta alla papaja svedese.
Inevitabile diarrea pressoché istantanea quanto purificatrice.
Profluviosa doccia con sapone agli olii di mandorla vegetale ed estratti di bibibilobba, ocomediavolosichiama.
Profumazione all'essenza di spaghetto intriso di ragù rappreso.
VESTIARIO
Calzini tripli, al cui confronto quelli fatti dalle nonne sembrano collant per educande.
Mutandoni di lana impermeabile, che causerebbero prurito anche a Chuck Norris.
Jeans esili, perché non bisogna farsi vedere troppo freddolosi.
Maglietta di lana con maniche lunghe, ricca di peluria subnascosta e intrisa di crema per le mani dei pescatori norvegesi.
Seconda magliettina di lana in tinta coi boxer.
Colloalto di colore eccentrico per poter essere individuato in caso di nebbia o tormenta.
Supergolfino di lana merinacaprinatrentinairlandese dal peso di otto quintali.
Scarponi da montagna siberiana, quelli che farebbero impallidire un caprone tibetano.
Scoppola comprata in Irlanda, che basta guardarla per sudare di brutto.
Guanti con interni in cashmere, fabbricati da chissà quale bambino indostano.
ACCESSORI
Giubbotto con doppia fodera, comprato in Austria ma di fabbricazione Norvegese (loro sì che sono esperti).
Orologio da combattimento, con lucetta interna, dimodoché si possa leggere l'ora anche sotto la tormenta.
Chiavi dell'ufficio ancorate al passante dei jeans.
Cellulare caricato 35 volte ieri sera per evitare che la batteria si esaurisca.
iPod riempito all'inverosimile di canzonette idiote estive, Macarena esclusa.
USCITA
Arriva il terribile momento di uscire dalla porta di casa. Non riesco a muovere un arto per quanto sono tondo. Al mio confronto, l'omino della Michelin sembra Kate Moss.
Insomma, non passo dal portone neanche di traverso. Mia moglie chiama un carro attrezzi che mi cala dal primo piano fin giù sulla strada. 
Dopodiché urlo a mia moglie le istruzioni per una mia eventuale dipartita, sempre che riescano a disbrigare la matassa di vestiti che ormai mi si è appiccicata addosso.
Mia moglie già piange, poverina. 
La musica di Fuga da New York rimbomba nelle mie tempie. 
L'iPod ha delle cuffie così piccole che giusto una criceta le potrebbe indossare. Si staccano di continuo. 
Per rimetterle nelle orecchie devo togliermi guanti, scoppola, scarponi, supergolfino, colloalto, magliettina, maglietta, jeans. Se poi voglio regolare il volume, devo togliermi anche i calzini. Chissà perché la gente mi guarda inorridita...
Finalmente ho trovato il punto delle orecchie in cui si incastrano bene. Cammino per un chilometro, tranquillo e sereno, mentre i Genesis pompano Duke. Riesco a malapena a muovermi, ma rotolo bene per i marciapiedi vuoti di Roma.
La mia mèta è vicina, forza che ci siamo, forza che ci siamo... quando... squilla il cellulare.
Accidenti. Mi devo togliere le cuffie, sfilare l'iPod dalla custodia, eppoi via scoppola, scarponi, supergolfino, colloalto, magliettina, maglietta, jeans, calzini e… boxer.
Il cellulare si ostina a squillare. Appena lo impugno, la chiamata cade. Era mia moglie.
Sono tutto nudo. La gente mi guarda. Le auto inchiodano, Due carabinieri si stanno avvicinando minacciosi.
Richiamo mia moglie che mi fa: hai dimenticato la sciarpa...

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