mercoledì 15 febbraio 2012

@metilparaben, ovvero: tradire per un boccale di birra

Esiste un antico adagio nazionalqualunquistico che avverte quanto la Fama e il Successo - ovunque li si voglia cogliere e collocare - trasformano in peggio le persone. Onestamente, io non lo do mai per scontato, anche se ho più prove a favore che contro; credo, insomma, che si debba sempre ragionare per casi, anche se indiscutibilmente l'autocelebrazione e l'autoreferenzialità sono seduttrici potenti e infingarde, che arrivano nei momenti più impensati, e spesso quando ormai non c'è più niente da fare.
Conobbi Alessandro Capriccioli - in arte Metilparaben (sempre e solo virtualmente, va precisato), in quel di una scaramuccia che ebbe con Luca Sofri (e già, quindi, mi stava simpatico assai), e restai colpito dalla compostezza delle sue argomentazioni e dalla qualità delle sue posizioni.
Oltretutto non sembrava il canonico radicale che mai ho sopportato. I radicali, si sa, stanno alla correttezza politica come San Pietro alla religione... Certo, di radicali o ex tali, Alessandro ne frequenta, e ne condivide spesso idee e contraddizioni. Ma in linea generale sembrava starne fuori, quasi fosse una mosca bianca.
L'unico difetto che secondo me gli faceva perdere qualche punto è l'approccio con cui affrontava il confronto. Quando si discute, non si dice/riassume all'altro quello che crediamo abbia detto (per poi inventarsi un terreno comodo su cui controbbattere), ma si risponde ai suoi esatti accuse e riferimenti. Invece, il Metilparaben tende a risponderti con "hai detto che sono verde, ma io sono rosso: lo vedi che non capisci niente di colori?". Curioso, perché magari avevi scritto dettagliatamente che lui era blu. Ma insomma, è un difetto, niente più.
Fatto sta che da almeno un anno a questa parte, qualcosa è cambiato. In bene, perché è diventato tra i blogger più letti e consultati, scrive anche per L'Espresso e cose simili. Per essere "solo" un commercialista della periferia romana, è cresciuto; e molto pure. Anzi, mi sono sempre divertito a sentirmi dire da chi mi legge, che rompo, che brontolo, che sono veemente: dovevate leggere Metilparaben; io, al confronto, ero e sono una monaca.
Ma qualcosa è cambiato anche in male, perché ormai Capriccioli rincorre se stesso, i suoi preconcetti, si ostina a non documentarsi (se non quando questo soddisfa le sue visioni), si pavoneggia con ostentata prosopopea, si ammanta dei diritti del mondo, non osa minimamente mettersi in dubbio e mettere in dubbio il sale dei suoi discorsi. Paradossalmente conferma fattivamente quel che le foto che lo ritraggono lasciano intuire (una sintesi quasi lombrosiana, lo so, ma la uso nel senso speculativo del termine, per carità).
La prima avvisaglia che qualcosa stava derapando è veramente stupida, ma tanto: Alessandro decise di mettere la pubblicità nel proprio blog. Su questo argomento dissi già la mia, e non ci voglio tornare: fatto sta che sponsorizzare il proprio pensiero (privato, pergiunta) è una forma acuta di arrogante cecità intellettuale, che ispira solo pensieri negativi. La cosa ancora più irritante è che invece di dire la verità, intortò questa scelta con lunghe dissertazioni che si concludevano con l'accusa di chiusura a chi lo contestava. Il Metilparaben che conoscevo io, non solo non sarebbe sceso a tanto, ma mai avrebbe intortato ridicolarmente una simile stronzata.
Poi - arriviamo a cose più serie - è scesa come una mannaia la sua pervicace e insistita incapacità di saper leggere la totale mancanza di ammodernamento all'interno del sistema pannellianradicale. È come se l'essere radicali sia un'attitudine e un dover restare statue di sale, anziché saper leggere il mondo e proporre al progresso delle soluzioni aggiornate. Paradossale oltretutto la lotta tout court per l'amnistia, senza voler capire che non esistono più gli anni '70, e che il carcere va dibattuto in altra maniera, e non abbattuto con amnistie generalizzate. Sono cambiati i reati e l'attitudine nel compierli: l'amnistia è diventata l'altra faccia del reato, non è più una soluzione.
Poi l'antiproibizionismo. In questi giorni Capriccioli ci è tornato sopra, con un post decisamente paraculo, in cui sostanzialmente se la canta e se la suona, anche qui senza voler capire che il mondo dello spaccio si è evoluto a tal punto che la liberalizzazione delle droghe non solo farebbe il solletico al sistema criminale, ma gli lascerebbe via libera per ripulirsi. Ma anche e solo avessi torto, curioso l'approccio aggressivo delle sue argomentazioni: "io sono io, e voi non contate un cazzo"; ci basta Luca Sofri, Alessandro: non ti ci mettere anche tu, dài!
Altre cose che fioccarono giù... ah, ecco: un attacco non documentato contro la Rai; un fatto, cioè, di cui avevo precisa contezza e che gli contestai in maniera oggettivamente documentata (quindi, senza aggiungere pathos personale). Certo, il dubbio veniva spontaneo: come aveva dimostrato in quel caso di essere stato facilone e qualunquista, chissà quante altre volte lo era stato in questioni che non potevo confutare... ma sarei stato troppo malizioso a muovermi così. Gli scrissi addirittura in forma privata, chiedendogli di recedere o di espormi le sue documentazioni... nessuna risposta. Non solo, ma non ha corretto nulla, mantenendo a futura memoria un post scorretto e non documentato.
Già, perché il Capriccioli - di nome e di fatto, ormai - non risponde più, non replica, non accetta neanche la civile discussione (tanto che taccia di censura chiunque gli si metta di traverso).
Devo ammettere che questi esempi sono banali: raccontare un lungo travaglio con il solo uso delle parole e dei riferimenti, non porta mai a nulla. Però questo sentore impalpabile e difficile da raccontare si è manifestato con una zozza scelta dell'altro giorno, che già aveva avuto delle premesse.
La ciliegina sulla torta, insomma, si manifesta e si gonfia sempre più in questo continuo esporsi in difesa del diritto democratico di esistenza esplicita anche da parte di chi nega la democrazia: i fascisti, insomma, o presunti tali (e già, perché questi fascisti ti querelano se li chiami "fascisti"). Il ragionamento che fa Metilparaben è questo (fidatevi del mio riassunto): proprio perché sono democratico e credo nella democrazia, ritengo utile e sacrosanto dare la possibilità anche a chi è fascista di potersi esprimere, anche di aggregarsi ufficialmente; sarà poi la civile e democratica competizione politica a decidere la sua sconfitta democratica.
Ragionamento contorto, e scemo, che si ammanta della pretesa di sapere cosa sia la democrazia. Ma soprattutto non tiene conto di un fatto assoluto: se queste nuove forme di Fascismo si stanno radicando nel territorio è perché la sinistra - e i pensatori come Metilparaben - hanno fallito, almeno in tre modi: non difendendo la Memoria; strumentalizzandola per uso personale; non contribuendo alla crescita di un'effettiva meritocrazia nel paese (il familismo regna a sinistra, insomma).
Il vero problema di chi si comporta così, non è tanto di dare spazio al Fascismo sotto altre spoglie (dimenticando che l'Antifascismo è un'attitudine, e non una collocazione partitica), ma di non ascoltare le voci, la Storia e la Memoria; il sacrificio, cioè, di chi ha subito quei torti, e/o li ha combattuti al duro prezzo della propria dignità, prim'ancora che della propria vita. Se ancora non ci basta la dura lezione di chi ci ha voluto ammonire, perché diamine celebriamo certe date?
Il problema non è se dare o no il diritto a chicchessia. Se dovessimo, cioè prendere come esempio la visione di un quadro, la democrazia consente di dibattere su questa forma di arte, di scegliere se sia bello o brutto oggi (e brutto o bello ieri e/o domani), se valga il prezzo economico o quello più romantico del silenzio che spendiamo contemplandolo... tutte queste cose qua, insomma. Il Fascismo, sempre e invece, quel quadro lo abbatte, oppure decide solo chi sia quadro e chi no. La libertà di espressione, insomma, è dire al proprio pubblico: siete liberi di entrare, liberi di esporre, liberi di guardare, anche liberi di non entrare. Ma se non vi sta bene questa libertà... siete fuori da questa stanza, fuori da questa realtà. Punto e basta.
Il giochetto che usa il Capriccioli per giustificare certe sue tracotanti follie antistoriche andando a sfrugugliare il peggiore mondo nero, è che vuole documentarsi e documentare. OH!!! Ma non ti bastano i siti di questi tipi? 
Dico: un tempo questo tuo ragionamento aveva un senso, ma oggi basta andar oltre i filtri dei mass media, entrare nei siti e nei forum di questa gente, e conoscere de visu le ragioni di certe scelleratezze. Oh, fai tanto il moderno e poi ti perdi in queste cose?
Che poi, quello che forse Metilparaben non ricorda - e qui uso una leva volgare e privata - è che i riferimenti storici e culturali su cui fanno leva certi figuri, sono gli stessi che inventandosi scuse addirittura elevate facevano a pezzi gay, ebrei, oppositori politici e... disabili.
Metilparaben, insomma, è così pieno di se stesso, che non s'accorge più di quello che fa. L'ultima follia è stata l'intervista zerbina al leader di Casa Pound, dico Casa Pound! Una legittimazione decisamente imbarazzante, accompagnata da una saccente e afona affermazione "chi continua a pensare che "certa gente non dovrebbe parlare" non ho granché da dire".
Guardare il dito e non la luna, insomma. 
Il problema non è che Iannone possa o no parlare: il problema sei tu che ci vai a parlare, tu che lo legittimi, tu che pretendi che lui abbia la possibilità di esprimersi oltre al suo sito, oltre il suo accolitismo... con tanto di mai controbattute risposte assurde, antistoriche e offensive nei confronti delle sopracitate vittime di queste mentalità.
Ripeto, io so chi è Iannone, e se devo intervistarlo per chissà quale motivo, non sento il bisogno di prenderci... un boccale di birra!!!
Alessandro, il boccale di birra lo prendo con gli amici, con gli avversari sportivi dopo una leale competizione, con Andrea per ascoltare Keith Jarrett, con mia moglie per festeggiare la sua esistenza...

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