mercoledì 29 febbraio 2012

@VeltroniWalter, l'uomo senza qualità

© Forattini
Walter Veltroni ha ridotto Roma in un impresentabile pantano, contribuendo con la sua pochezza politica ed amministrativa allo sfascio senza ritorno perpetuato poi da Aledanno.
Certo, ci sono romani superfisciali che hanno il coraggio di recitare il solito mantra - con quel romanismo sbrodolone tipicamente veltroniano - che“Roma è una città diffiscile”, “però Veltroni ha fatto cose buone”, “ha difeso la cultura” e cazzate simili.
Signori, le cose non stanno così. 
E come prove provate vi porto fatti concreti, partendo da un elemento incontrovertibile: Veltroni aveva garantito una rivoluzione amministrativa, sociale e culturale, che non solo non c’è stata, ma che ha orientato scientemente verso il tinelloso percorso opposto, tipico di quel sinistrismo vanesio e cattoqualunquista, mischiato a familismo compiacente, a pressapochismo all'italiana, ad incompetenza, a poca attenzione per il reale.
E poi... BASTA!: qualsiasi città europea (o comunque occidentale, come New York), certe cose non le avrebbe tollerate; a nessun sindaco verrebbe mai in mente di comportarsi come si è comportato Veltroni; a nessun cittadino serio verrebbe mai in mente di accettare comportamenti come quelli che Veltroni ha tenuto contro la sua stessa città..
Tralascio volontariamente il Veltroni parlamentare (chennesò, certi voti a favore del preBerlusconi politico), su cui ci sarebbe da raccontarne di cotte e di crude, e procedo in ordine sparso, tanto per dar fiato a sfoghi ragionati.
Avete mai sentito parlare del “sacco dell’Eur”? Giusto Report ne fece cenno. La Gabanelli (accanita fumatrice anche dov’è vietato) regalò una panoramica imbarazzante, in cui né Rutelli né Veltroni uscivano bene.
Avete mai sentito parlare di criminalità organizzata romana? C’è da sempre, signori: fa parte della nostra cultura, altroché. Solo che Veltroni ha sempre fatto finta di non vederla. Eppure cresceva, cresceva, e si è ammodernata alla grande.
Un'intera area commerciale di Roma, ben vicina all'antica gloria del cinema italiano che fu, sottomessa ai capricci di una nota famiglia che di romano ha ben poco. I resti della Banda della Magliana che continuavano a controllare il controllabile. Una mala - nuova, esterna, e mischiata con chissà cos'altro - ormai presente e pressante, che si è visivamente spartita il territorio: solo al Tuscolano, 6 negozi taglieggiati su 10; e parlo di cifre di fine anni 90. Dov'era Veltroni?
E qui incrociamo un'altra delle inquietanti realtà romane: la mancanza di collante tra le differenti realtà sociali. Si vive nelle periferie dormitorio, si muore nelle periferie dormitorio. Complice una sciatta concezione delle infrastrutture, ci si muove poco e male, se non per lavoro, o per rompere i coglioni con movide che di divertimento hanno ben poco, e che in realtà vedono il peggio del peggio dei giovinastri forzare la mano con comportamenti ai limiti del codice penale.
E come credete che la criminalità sopravviva e cresca, se non quando sussistono realtà forzatamente chiuse come quelle della periferia romana? Non è cambiato molto dai tempi di Pasolini: forse la facciata di certe realtà; ma niente più. E se un sindaco promette a vanvera nuove linee di bus, nuove fogne (o solo fogne in intere aree che ne sono prive ancora oggi), un piano regolatore decente, e poi invece fa poca roba e male, ovvio che un quartiere ceda di schianto all'avanzata della gramigna malavitosa. 
Ovvio che Veltroni non sia stato complice di tutto questo, ma causa sì. Eccome!
A questo, aggiungete l'arroganza dei cosiddetti "momenti di aggregazione", che significano 1.000 persone fanno casino, 10.000 non dormono. D'estate provate a frequentare l'Eur o Trastevere, e capirete cosa sono diventati quei progetti veltroniani.
La sensibilità di Veltroni per le cose si misura da dettagli come quello del Circo Massimo: è un'area per cani. Sì, avete capito bene: i cani possono cacare e scorrazzare dentro un monumento che ci invidiano in tutta la Via Lattea. Lui disceva che confidava nell'educazione dei romani, e che quindi non ci sarebbe stata cacca o aggressioni canine ai jogger di turno, e sciocchezze simili... ma un sindaco così, poi non scende a patti con i writers che hanno deturpato tutti i muri romani (tranne quelli di casa sua, è ovvio). 
Un sindaco che vuole ammodernare la mentalità dei cittadini, insomma, si mette di traverso di fronte a certi comportamenti incivili: caca il tuo cane e non raccogli? Multa! Scrivi sui muri? Multa! Parcheggi lo scooter sui marciapiedi? Multa!
E invece NO! Anziché fare leggi - o applicarne di esistenti, Veltroni scercava ci capire le ragioni di tutti, anche di chi aveva torto, sbrodolandosi addosso con frasi fatte e di convenienza, che di credibilità avevano ben poco. Del resto, se i tassinari romani sono quello che sono e fanno quello che fanno, è perché Veltroni non ha avuto i coglioni di rimetterli in riga. Dico, in tutti gli anni che ha calcato la scrivania di Cesare, cos'ha fatto Veltroni per rendere accettabili la Stazione Termini o l'Aeroporto di Fiumicino, vero e proprio biglietto da visita romano e italiano? Nulla, assolutamente nulla!
Veltroni provò a perpetuare la chiusura della Via Appia Antica alle auto di domenica: tanti e tali sono state le eccezioni, che è un miracolo che non ci siano scappati morti tra pedoni e ciclisti per il numero folle di auto consentite.
Certo, sono state un successone le domeniche romane senz'auto, utili anche a sensibilizzare la gggente sui nostri beni culturali. Sensibilità che salta via ogni volta che si va ai Musei del Comune dietro il Milite Ignoto: l'ultimo piano è inavvicinabile agli handicappati, e l'organizzazione rasenta quelli dei musei kenioti (sempre che in Kenya ci siano musei).
E che dire delle metropolitane? Lasciamo pure perdere che sono solo due linee e che fanno ridere anche Monti, ma siamo l'unica città dell'universo trekkiano che ha aperto un cantiere in piena Piazza Venezia, l'ha tenuto inoperoso per quasi un lustro, e poi l'ha chiuso per presenza di ruderi romani. Maddài... a Roma ci stanno i ruderi? Dico: bastava vedere un episodio di Quark.
E i vigili? Ah, a Roma ci sono i vigili? Disce "sei qualunquista"... mammagari lo fossi. Se i vigili urbani di Roma sono lo specchio di chi li amministra, dovremmo trovare un sinonimo alla parola "sciatteria" per quante volte l'ho adoperata e pensata.
Per dirvi come funziona la burocrazia: lo sapete che esiste una persona che per lavoro si segna le targhe di chi va a sposarsi al Campidoglio? Fa solo quello. Punto e basta. In sintesi: se ti sposi dentro la mitologica Sala Rossa, hai diritto ad accedere alla strada laterale con due auto. Ma dato che la zona è chiusa al traffico, occorrono permessi temporanei. Riassumendo: dieci matrimoni la mattina, dieci il pomeriggio, fanno quaranta targhe al giorno. Quanto ci si mette a trascrivere poco meno di 300 numeri in totale, tutti di fila? Vogliamo dire un'ora e mezza? Orbene: questa addetta cosa fa il resto della giornata? E questo è l'esempio più cretino che mi sia venuto in mente.
Veltroni è stato quello che avrebbe finalmente aggiunto piste ciclabili... "avrebbe", appunto. In realtà ha solo "pittato" alcuni marciapiedi preesistenti e i margini - preesistenti - del Tevere, senza poi progettarne una manutenzione costante, e senza rendere organico lo spazio ciclabile nell'intero alveo urbano. E, furbissimo, non ha fatto nulla per impedire che d'estate i locali sulle sponde del fiume rubassero spazio alle misere ciclabili... d'estate, capite? Proprio quando uno va in bicicletta. E proprio quelle realtà commerciali che rubano 5 euro per un bicchiere di birra, mettendo musica a palla che tiene svegli i malati del sottocitato ospedale e tutti quelli che abitano nei palazzi contigui!
Veltroni è quello che avrebbe inventato le navi bus sul Tevere, che sono durate lo spazio di un respiro.
Veltroni è quello che mi scrisse una volta che era riuscito a far asfaltare 10 km di strade! Bravo, metà del tuo dovere... ma a che prezzo? Dopo un mese erano (e sono!) di nuovo spappolate.
Veltroni è quello che si vantava di aver messo le guide per ciechi sui marciapiedi. Battuta facile: le ha viste solo lui. E quelle poche che ci sono, si schiantano contro i muri dei palazzi.
Veltroni è quello che si vantava di aver incrementato gli scivoli per invalidi sui marciapiedi. Anche qui le battute si sprecherebbero... ma, soprattutto, mi chiedo se ha mai provato quei pochi sparsi per Roma: bisogna percorrerli a marcia indietro; altrimenti si cappotta.
Veltroni è quello che ha perpetuato una rassegna cinematografica estiva a ridosso di un ospedale (proprio sulla parete, eh!). Secondo voi i malati possono dormire con un via vai di centinaia di spettatori e curiosoni stranotturni?
Veltroni è quello che faceva acquistare bus con pedane per handicappati, ma che poi erano e sono inutilizzabili, considerando che i nostri marciapiedi sono (ancora) quello che sono. E come vengono usati questi bus? Come fonte perpetua di pezzi di ricambio.
Veltroni è quello che prometteva il risanamento delle scuole comunali, che di fatto oggi hanno più topi che studenti.
Veltroni è quello che voleva trasformare Ostia in Barcelloneta: mare pulito sin dentro una cittadina! Bum! Sono almeno cinque anni che Bandiera Blu bypassa l'arenile.
Dice: l'"Auditorium". Ah sì? Vi si accede con una strada a una corsia a senso unico, con un parcheggio di capienza inferiore alla sala riunioni condominiali di casa mia, con una sicurezza pari a zero, con accessi per handicappati che devono avere due braccia così per non ruzzolare giù per la discesa, con il primo piano senza cessi, e per andarci devi prendere le scale. L'acustica poi, non ne parliamo: farebbe schifo anche a uno che non capisce di musica come Allevi. 
Disce che non è colpa di Veltroni... ma da quando in qua un sindaco dà spazio a chi non sa fare le cose per bene: se un progetto o un'idea non funzionano, è perché ci hai messo a guidarla qualcuno di incapace; o lo sostituisci, o sei direttamente responsabile dei suoi fallimenti.
E poi, domanda domandosa: chi investe in Roma? Nessuno, e da almeno un lustro. Sapete perché? Eh, provate a immaginarlo.
Ciliegina finale: Veltroni ha trascurato totalmente la sua città appena ha deciso di candidarsi - male, malissimo - contro Berlusconi. Ed è da lì che Roma ha cominciato a crollare nel baratro più oscuro: Aledanno ha trovato una città già distrutta di suo, e si è dovuto miseramente arrendere all'ovvia constatazione che la sua incompetenza avrebbe solo certificato uno status quo deprimente di suo.
Voglio dire che nei confronti di Veltroni i mass-media di scentrosinistra sono sempre stati in malafede, e si sono accorti che le cose non andavano solo il giorno dopo l'entrata trionfale del fascistello barese. Se andate a rileggervi certe prime pagine locali, vi prenderà un colpo: letteralmente, nel giro di un giorno sono venuti fuori tutti i drammi romani. Possibile che per questi fighetti della malora, Roma sia crollata su se stessa in sole 24 ore?
La questione ha risvolti ben più seri: Veltroni è un incapasce, bisogna ammetterlo una volta per tutte; è un totale incapasce. 
Ora, finché ci sbomballa coi suoi discorsetti dai salotti compiacenti di un centrosinistra arrogante ed elitario, la cosa mi sta pure bene: sono ambienti che mai frequenterò e che mi fanno pena e rabbia. Ma se questo incapasce vuole entrare a gamba tesa su questioni serie come l'articolo 18, allora m'incazzo, e di brutto.
Veltroni non ha il diritto di giocare sulla pelle di nessuno: i fatti, la sostanza, la concretezza della sua storia personale e politica, ci restituiscono un perenne bambino, saccente e petulante, visibilmente inadatto (unfit, direbbe qualcuno) alla cosa pubblica.

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