mercoledì 7 marzo 2012

lettera aperta a Severgnini

Gentile Severgnini,
a distanza di molto tempo provo a riaprire una dura polemica che ci ha visti l’uno contro l’altro armati.
Ricorda? Io - seppure eterosessuale - trovavo speciose le sue argomentazioni contro il matrimonio tra gay. Le sue giustificazioni, insomma, superavano il ridicolo.
E quando la attaccai come ben meritava (al contrario dei componenti i salotti metaforici che lei frequenta, e che hanno fatto finta di niente), lei rispose:
che tutti i liberal americani la pensavano come lei (che poi non è vero, e lei lo sa bene… e poi: se si buttano dalla finestra, li segue?),
che la maggioranza degli italiani la pensava come lei (che non è certificato di qualità... ne sa qualcosa chi ha vissuto durante il ventennio),
che il matrimonio tra gay è contronatura (evidentemente non ha letto testi sull’argomento)
che io volevo addirittura tapparle la bocca (cosa impossibile, perché non m’interessa nulla farle notare la sua pochezza, perlomeno in questi ambiti; io sto difendendo un diritto, punto e basta).
Insomma, dopo tanti incisi e parentesi (che lei aborra, si sa), la domanda sorge spontanea: ha cambiato idea?
È diventato un uomo adulto e maturo?
Ha capito cosa sia veramente la democrazia?
Sa cosa è un diritto inalienabile?
Si rende conto che la sua è un’arroganza bella e buona?
Cosa si prova ad essere così "cattivi" da argomentare tanto per argomentare contro un desiderio sacrosanto di altri esseri umani?
Dopo il caso di Dalla, ha capito cosa significa impedire a una persona di poter condividere chiaramente e pubblicamente il suo amore per un’altra persona, e chissenefrega del sesso?
Insomma, Severgnini, ha il coraggio di ammettere che è stato un omofobo, all’acqua di rose (come suggerisce la sua dialettica parapacata), ma pur sempre un omofobo?
Un caro saluto,
Alessandro

ps se le faccio ancora così paura, tranquillo: troppi italiani insistono a pensarla come lei

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