lunedì 21 maggio 2012

#Brindisi, mass media, day after

Ho ricevuto qualche simpatico appunto sul post di ieri: evidentemente non ero stato così chiaro come pensavo.
È che l'informazione nostrana ragiona sempre più per metri semplicistici e sensazionalistici, e avevo cercato di ricordare un fatto altrettanto eversivo e sconcertante che invece era finito nel dimenticatoio.
Anzi, l'invasione del linguaggio social ha esasperato ancor più l'urlare aniziché rimettere la dialettica informatrice nei giusti binari.
Per dirne un'altra: la conferenza stampa del Procuratore Dinapoli è stata una lectio per capire quanto siano stupidi i nostri giornalisti; raramente avevo sentito domande così sciocche in così poco tempo.
Certo, io ne avrei fatta un'altra ancora più sciocca, ma almeno sensata: come diamine fa a lavorare la scientifica in quel modo? Intorno al luogo dell'esplosione c'erano più persone che a piazza San Pietro durante l'udienza papale... avrò visto troppi telefilm, ma dubito che in quel modo si possano avere idee chiare e prove certe.
Certo, è l'impressione di uno stolto, ma il dubbio resta.
Alla fine, che sia stata Mafia o no, quello che è certo è che l'Italia ha subito un'ennesima mazzata contro la sua credibilità.
A rileggere i fatti del passato, quando si parla di terrorismo, ci si rende subito conto che oggi parlano più i terroristi di allora che i parenti delle loro vittime; quando si parla di criminalità organizzata, invece, si ha sempre più l'impressione che da anni lo Stato abbia abbassato la guardia definitivamente.
Se oggi, abbiamo tra i parlamentari e gli intellettuali, i terroristi di ieri; se oggi, abbiamo tra gli amministratori e certi giornalisti, i mafiosi di oggi... cosa diamine resta a noi?

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