lunedì 4 giugno 2012

il vizio dell'iperanalisi #m5s

Se parlate in un gruppo di persone, ed almeno una di queste vi conosce, appena provate a dire qualcosa che non condivide, dirà "ah, ma tu sei così, tu sei cosà". Tenendo conto che inevitabilmente quel vostro concetto è comunque apparso destabilizzante, gli altri interlocutori preferiranno appoggiarsi al frettoloso giudizio di chi vi conosce, piuttosto che percorrere mentalmente il concetto che avete espresso.
Io lo chiamo "il vizio dell'iperanalisi".
E ha un precedente allarmante: il Fascismo.
Se acquistate la bellissima Storia del Partito Comunista Italiano del compianto Paolo Spriano, noterete come buona parte degli errori commessi dai socialisti di allora, come anche dai bordigani e dai gramsciani, consistè nel voler iperanalizzare il Fascismo. Attenzione: non un'analisi per studiare i suoi punti deboli, ma un borioso e contorto tentativo di definire la struttura di un qualcosa che ancora non era iniziata, o comunque stabilita (come poi accadde in seguito). Ore e ore a cercare di dare una definizione sociale di un movimento che ancora non poteva essere così strutturato come sembrava, semplicemente e solo perché lo stesso Mussolini era alla ricerca di una semantica credibile e di un orientamento articolato.
Del resto, l'iniziale violenza così fisica e persecutiva cosa nascondeva se non una profonda mancanza di argomenti, di profondità e di coraggio?
Fatto sta che a questi dotti pensatori di sinistra sfuggì di mano la realtà, i fatti, le avvisaglie concrete e lampanti, che denunciavano almeno due evidenti intenzioni dei fascisti: il disprezzo per chi non era fascista; l'odio per chi sapeva approfondire.
Se a questo mio ragionamento sostituite la parola Fascismo con il Movimento Cinque Stelle e i socialisti con il PD di adesso, non fareste un soldo di danno.

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