lunedì 25 giugno 2012

Renzi, un vuoto pneumatico che danneggia la sinistra

Di Renzi ho già parlato (e in calce c'è la riproposizione di una parte di un mio post che ne riassume bene sembianze e stranezze). 
Sorvolo sulla personalità di uno dei suoi consiglieri, Giorgio Gori, perché sarebbe come sparare contro la Croce Rossa: Gori, infatti, è un ex (?) berlusconiano di ferro; cosa c'entra Gori con Renzi resta un mistero.
Ieri, su Repubblica, è apparso quest'ottimo ragionamento dell'ottimo Miguel Gotor, da cui rubo tre passaggi essenziali:

  1. assenza di una lettura critica della lunga stagione berlusconiana. Su questo punto la sua analisi è elusiva o culturalmente subalterna, nel solco di una stessa traccia populistica e personalistica [del resto è quanto io addebito anche a Luca Sofri, suo collega di fighettagine e furbettino fino all'imbarazzo]. Non a caso l'espresso ha pubblicato un dossier che lo indica come possibile leader della destra. Il sindaco di Firenze ha smentito vigorosamente, ma dovrebbe interrogarsi su come sia stato solo possibile concepire nell' entourage vicino a Berlusconi una proposta così offensiva
  2. fonda la propria identità politica contro il suo partito. Renzi non parla quasi mai degli avversari (Berlusconi, la Lega, Grillo, la destra), ma si scaglia soltanto contro il Pd e la sua classe dirigente, essendo consapevole che quella è l' unica ragione per cui è ascoltato. Così facendo si propone di raccogliere il risentimento antipartito e di volgere a suo favore il vento dell' antipolitica, ma ha difficoltà a elaborare un pensiero propositivo che possa consentirgli di entrare in connessione sentimentale con l' elettorato progressista. Il problema è serio e sbaglierebbe se continuasse a sottovalutarlo
  3. Il [suo] terzo limite si chiama nuovismo, ossia l' esaltazione acritica del cambiamento in quanto tale. Ma dietro l' immagine guascona si assiste al restauro di una patina collegata agli anni Ottanta che viene furbescamente presentata come nuova e originale. Il sindaco di Firenze parla sempre di futuro, ma lo fa in modo archeologico, usando la carta giovanilistica dello scontro generazionale per coprire il tratto moderato del proprio progetto, che ha una chiara impronta craxiana, di cui Berlusconi è stato l' originale erede

Questi, invece, sono i miei appunti dell'ottobre scorso
  • mai una frase sui diritti dei gay
  • mai un chiarimento sull’ingerenza vaticana
  • mai un’opposizione decisa almeno sull’accanimento terapeutico (immagino che sia contrario all’eutanasia come tutti i balocchi fintomodernisti)
  • mai un garantismo che non fosse influenzato da quello peloso dei fighetti… 
ma, soprattutto, lo ricordiamo
  • per aver detto peste e corna contro il Primo Maggio
  • per essere andato a perorare la causa di Firenze alla residenza privata di Berlusconi, anziché a quella istituzionale del Presidente del Consiglio.
  • tra i suoi autori testi figurano due personaggi che ho incrociato a suo tempo. Del primo, Riccardo Luna, ne ho già parlato qui; del secondo, Giuliano Da Empoli (figlio dell’economista Antonio, consigliere di Craxi… mai un idraulico-fatto-da-sé che stia nello staff di qualcuno, eh?... mapperfavore), un brevissimo aneddoto.Nel 1996 scrisse un libricino per la Marsilio (chissà quanta fatica per farselo pubblicare), e quando fu intervistato per presentarlo, vaccontò di avev pavtecipato all’occupazione univevsitavia del 1990. Peccato che nessuno di noi se lo ricordi… e poi, aveva solo 17 anni.

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