lunedì 2 luglio 2012

in morte di una madre

La morte di un genitore è la fine dell'eternità.
Quando un genitore muore e lascia solo un figlio, si manifesta lentamente l'ombra del gigante del disagio, via via di proporzioni sempre più immani: perché quell'ala protettrice che lo seguiva da lontano (magari timida, ma comunque risoluta) ormai svanisce, lentamente ma svanisce; quel velo di seta così sapiente e confortevole, cade, e disvela il mondo per quello che è davvero.
Adesso a chi chiederò consiglio?
Chi mi saprà dare le proporzioni del mio ego?
Chi saprà dirmi cosa fare e cosa non fare?
Sono domande inutili, a 50 anni, è vero. Perché mai le formulerai.
Ma quando si sa di avere un genitore vivo accanto, ce le teniamo comunque strette: anche il solo fatto di poterle formulare (senza mai formularle) ci dà comunque conforto, forza, grinta, volontà.
Io sono un figlio libero, ma tu ci sei. So che ci sei!
Siamo degli eterni bambini, finché un genitore non ci lascia; degli eterni bambini.
Spero solo che Andrea, adesso che ha perso la mamma, resti quello di sempre, e non si senta così solo. Un pochettino, magari, com'è giusto che sia; ma niente più, ti prego, niente di più.

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