lunedì 30 luglio 2012

la guerra di Roma - interludio

Via del Mare, la più pericolosa dell'intero Lazio: in confronto, la malefica Pontina che ci collega col sud d'Italia è roba per raffinati.
Per un brevissimo periodo, l'amministrazione Veltroni era riuscita a dotarla di buoni controlli, limitando di fatto incidenti e soprusi: ma le cose buone di Veltroni, si sa, sono state pochissime, rare, rade e brevi; e questa breve storia inizia là dove finisce la civiltà umana.
È una strada che solo un romano medio percorrerebbe a folle velocità, magari appoggiando i propri fanali anteriori contro quelli posteriori dell'auto che ha di fronte. Solo il romano medio, insomma, si comporterebbe da bestia, col rischio di causare sicure paralisi al malcapitato di turno, se non addirittura la morte.
E dato che il romano medio figlieggia come una bestia da soma, eccolo là che l'altra mattina stavamo percorrendo all'andata codesta stradina, che un bipede decide di passarci sopra, letteralmente. 
Ma siccome per le leggi della Fisica non esiste la possibilità di oltrepassare un oggetto senza distruggerlo, all'ultimo momento questa specie di coso pseudopodato, decide di inchiodare, e poi di starci attaccati per i cacciviti della nostra targa. 
Impossibile guidare serenamente, rallentare, accelerare... l'ominide acefalo sta lì attaccato a noi: braccio sinistro ben fuori dal finestrino, testa acerebrata rivolta al passeggero.
Addirittura prova a superarci quando dall'altra parte un tipo con la smart sta per fare altrettanto: una lampeggiata reciproca condita da un vaffa (le bestie usano così), ma vince la smart, e il nostro buzzurro di nuovo dietro: non si sposta di un velino, per restarci appiccicati come una colla dozzinale cinese.
Scorgo da lontano una rientranza per soccorso stradale, accelero quel poco che posso (le Ypsilon son costruite per gente perbene), mi ci appoggio con una semiderapata per farlo passare, invitandolo ad andare a fare attività anali come meglio avrebbe saputo fare. 
Lui inchioda e fa per scendere. Io alzo il finestrino, sgancio la cintura e impugno il bullock: mia moglie s'incazza come una jena cui hanno pestato la coda, e sono costretto a ricordarmi di essere un borghese laureato e timorato, e desisto del mio gesto; lui stranamente si ferma all'ultimo momento, e riprende a correre contro la vita... degli altri.
Dove sta la follia in tutto questo?
Io l'avrei volentieri investito - e voi dietro ad applaudire (lo so). Ma purtroppo per voi non l'ho potuto fare: fare giustizia ed eliminare un po' di feccia... non fa parte di me.
Lui aveva un bambino a bordo (già...), e purtroppo per noi l'ha fatto mettere al mondo da quella che presumibilmente dovrebbe essere la sua cosa, la sua controparte, la sua generatrice femminile di esseri bestiali.
La guerra, l'orrore, una città come Roma abbandonata a se stessa. E io che somiglio sempre più a Kurtz...

Nessun commento: