venerdì 3 agosto 2012

disinformo, dunque sono

Neanche commento. 
Non ce n'è bisogno. 
Certo, chi si accorge dell'inno alla mediocrità contenuto in queste righe - e dell'infantile mischiare i livelli - non si meraviglierà più di tanto. 
Io mi ostino a disgustarmi. 

Del capire le notizie, di questi tempi

Ho scritto una cosa su Che futuro, sul presente e il futuro delle news, forse.
Ecco, per capire cosa sia l’informazione oggi e cosa sarà sempre più in futuro, io credo dobbiamo cominciare a immaginare di essere in uno di quei paesi - ce ne sono, eccome - in cui non ci sono un sistema scolastico, ospedaliero o di amministrazione della giustizia diffusi e progrediti, garantiti. In cui se ti ammali, hai grossi rischi di morire; in cui imparare a leggere o imparare di più è raro e difficile; in cui se ricevi un danno o un sopruso probabilmente non avrai giustizia.
Ecco, il nostro rapporto con l’informazione diventerà probabilmente così, forse lo è già: che non possiamo contare sul fatto che le cose che leggiamo e sentiamo siano vere, che raccontino accuratamente il mondo e la realtà. Alcune lo saranno, altre no, altre ancora un po’ sì e un po’ no. Possiamo decidere che non ci importa, che diventiamo destinatari di un groviglio di notizie e informazioni e dati che disegna la nostra idea del mondo, e non importa quanto si avvicini alla verità. Sarà un disastro per il funzionamento della democrazia, ma non vi pare in fatti che il funzionamento della democrazia già zoppichi?

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